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12.11.11

Vecchi film e nuove emozioni: Il Re Leone

Ci sono dei film che sono intramontabili e che, vuoi per il fatto che sono capolavori di per sé, vuoi per tutto il carico affettivo di cui sono impregnati, uno non si stancherebbe mai di vedere e rivedere. Ieri però, per la prima volta mi è capitato di rivedere uno di questi film al cinema, e cavoli, non mi sarei mai aspettato una tale emozione.
Sì, sto parlando de Il Re Leone, il 32° classico Disney uscito per la prima volta nel 1994, e da ieri di nuovo nelle sale italiane "arricchito" dal 3D.
Che dire?
Suppongo sia inutile che vi parli de Il Re Leone, uno dei film che ha segnato l'infanzia di tutti quelli della mia generazione. Sarà, non so, la centesima volta che lo rivedo, e ogni volta puntualmente mi commuovo, ma mai, MAI come ieri: praticamente, ero in lacrime dopo i primi 10 secondi dall'inizio. Sarà l'effetto cinema? Saranno i ricordi? Sarà che dopo 17 anni mi sono ritrovato in sala a riscoprire questo capolavoro in tutta la sua maestosità? Non saprei dire, ma sicuramente ne è valsa la pena. E' stato un piacere vedere la sala piena, con gente della mia età, nostalgici come me, e bambini che per la prima volta si divertivano e si emozionavano davanti alle vicende di Simba, Nala, Timon e Pumbaa, come è successo a me quando avevo 10 anni. Ed è stato un sollievo constatare che si trattava della versione originale, senza inutili scene aggiunte e drammatici cambi di doppiaggio. Unica pecca il 3D, che proprio non riesco a farmi piacere, ma che volete, è il prezzo da pagare per rivivere queste emozioni al giorno d'oggi.
E' un po' deprimente pensare che oggi, per riprovare queste emozioni semplici e genuine, sia necessario andare a rivedere i vecchi film, ma se questo è l'effetto, ben vengano le riedizioni. E pazienza per il 3D, ce ne faremo una ragione.
Concludo con il primo, potente poster originale: godetevelo.

28.9.11

La guerra delle Biancanevi

In questi anni in quel di Hollywood si sta assistendo ad una nuova tendenza.
Dopo aver depredato in tutti i modi possibili il mondo dei supereroi a fumetti, con risultati a volte ottimi (Spider-man di Sam Raimi) ma il più delle volte disastrosi (qualche nome: Fantastici Quattro, Hulk, Daredevil...), ora il ricco forziere dei comics va esaurendosi, così come l'interesse delle persone, e mentre da una parte già si inizia con i reboot (il nuovo Spider-man è prossimo all'uscita nelle sale), dall'altra si cercano disperatamente nuove galline dalle uova d'oro da spennare fino all'ultima piuma.
E qual gallina più grassa dell'enorme repertorio di fiabe classiche, la maggior parte delle quali, tra l'altro, non sono nemmeno coperte dal diritto di autore?
Perché se di Pinocchio esistono qualcosa come venticinque versioni, le altre fiabe, a parte le rivisitazioni del lungimirante Walt Disney che sulle fiabe ci ha costruito un impero, sono praticamente territorio vergine nel mondo del cinema. E se c'è una cosa in cui gli americani eccellono è sverginare territori e prosciugarli fino a che non sono da buttare come strofinacci consunti.

 

Capostipite di questa tendenza è stato forse il Peter Pan di P.J. Hogan, uscito nel 2003, rivisitazione del racconto classico in chiave adolescenziale: praticamente, altri cinque minuti di film e Wendy e Peter finivano a letto insieme. Ma è stato l'inutile Alice in Wonderland di Tim Burton a scatenare la mania: con tutti i soldi che ha portato a casa, Hollywood si è resa conto dell'enorme potenziale delle rivisitazioni delle fiabe classiche, e così tutti a rifare le fiabe, chi in chiave dark (vedi Cappuccetto Rosso Sangue), chi in chiave avventurosa, chi in chiave moderna, e invadiamo le sale con duecento versioni della stessa fiaba prima che la gente si stufi.
Perché dovete sapere, o forse lo sapete già, che è scoppiata la guerra delle Biancanevi: ben tre film ispirati alla fiaba della principessa che per sfuggire alla matrigna si rifugia in una casetta di nani sono in procinto di uscire nelle sale di tutto il mondo.
Il primo è in cantiere in casa Disney dal 2002 e chissà se vedrà mai la luce: si tratta di The Order of the Seven, incentrato su sette spietati guerrieri dell'antica Cina. Dico, sono necessari commenti? Pare che sceneggiatore e regista siano già stati ingaggiati, ma del film non si sa ancora niente di preciso, e speriamo di continuare su questa strada.
Gli altri due film, invece, sono i veri protagonisti della guerra, uscendo praticamente in contemporanea: si tratta di Snow White di Tarsem Singh e Snow White and the Huntsman di Rupert Sanders.
Il primo racconta la storia di una fanciulla che si allea con sette nani minatori per vendicarsi della regina che ha ucciso suo padre e riprendersi il regno che le è stato sottratto. Nel ruolo di Biancaneve vedremo Lily Collins del telefilm 90210, mentre ad interpretare la regina cattiva sarà Julia Roberts. Sì, vi capisco, anch'io ho sperato fino all'ultimo che fosse solo un rumor, e invece la notizia è ufficiale.


Il secondo film, invece, vede come protagonista Kristen Stewart, la Bella di Twilight, e ora preparatevi perché non è questa la notizia più sconvolgente. Il film racconta infatti la storia di una fanciulla perseguitata dalla malvagia matrigna, invidiosa della sua bellezza. Quello che la regina non sa è che Biancaneve è stata addestrata all'arte della guerra dal cacciatore che è stato incaricato di farla fuori, e che è disposta a combattere con le unghie e con i denti per riprendersi il regno.


Ora, la domanda che io mi pongo è semplicissima: perché?
Se vuoi fare un film epico su una ragazza guerriera, che sia cinese o medievale o che so io, beh, fallo, no? Che senso ha farla passare per Biancaneve? Perché se non si era capito, possono girare anche duecento film basati su questa fiaba, ma per me la guerra delle Biancanevi è vinta in partenza: la sola, unica ed insuperabile Biancaneve cinematografica è uscita più di settanta anni fa, ed è questa qui:

7.9.11

Uomini che odiano le donne

L'altro giorno, più precisamente quando ho scritto la recensione di Kung Fu Panda 2, Robb mi fa: "ma perché scrivi sempre cose negative? Non puoi scrivere cose belle, ogni tanto?" In effetti ha ragione, ma non è che non ne abbia voglia: a stroncare le cose che non mi sono piaciute mi viene proprio naturale, così, di getto, mentre a parlare delle cose che invece ho apprezzato faccio proprio fatica. E non è che tutto quello che leggo o vedo mi fa schifo, anzi. Evitando di indagare sui risvolti psicologici di tutto ciò (sento già una vocina che dice "in realtà sei uno stronzo maligno!"), anche stavolta mi ritrovo con una cosa che mi ha colpito positivamente e di cui sento l'esigenza di parlare, solo che, semplicemente, non so cosa dire. Tuttavia, voglio provare a seguire il consiglio di Robb, e per una volta ho deciso di sforzarmi.

L'altro giorno ho finito di leggere Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan, un mattone di quasi ottocento pagine che mi ha tenuto impegnato quasi un mese: bellissimo. Solo che dopo questa lettura sfiancante, avevo bisogno di qualcosa che mi rilassasse un po' il cervello. Mi sono messo a spulciare un po' per casa, e spulcia di qua, spulcia di là, ecco che salta fuori Uomini che odiano le donne, primo romanzo della saga poliziesca dello svedese Stieg Larsson, che poverello ha tirato le cuoia, pace all'anima sua, e la sua saga è rimasta per forza di cose una trilogia, la Trilogia Millennium. Ho fatto un po' di mente locale: poliziesco = svago = cervello in stand-by. Perfetto. Che poi si tratta del caso letterario degli ultimi anni, con milioni di copie vendute, film svedesi già usciti e versione hollywoodiana in arrivo, e quindi diciamo che un po' di curiosità mi era venuta da un bel pezzo.

Apro una parentesi: leggo di tutto e non ho assolutamente nulla contro i casi letterari e quella che viene definita, spesso con senso dispregiativo, letteratura d'intrattenimento. Sono convinto che la lettura è prima di tutto un piacere, come qualsiasi altra cosa, senza contare che la cosiddetta Letteratura con la L grande spesso si riduce a mero esercizio di stile e di erudizione, vedi l'ultimo di Umberto Eco. In altre parole, se una cosa vale, vale, punto e basta. Peccato che non tutto vale, e certe cose sono delle tali boiate succhiasoldi, sciape e insapori che lasciamo perdere che sennò vado fuori tema.

E' così, quindi, che ho deciso che era arrivato il momento di leggere questo thriller di 600 e passa pagine. Due giorni dopo era finito.

Ah, altra parentesi, è inutile che vi dica che questo post conterrà centinaia di **SPOILER**.

Uomini che odiano le donne non è certo letteratura alta, è letteratura di intrattenimento in tutto e per tutto, ma è letteratura di intrattenimento che vale, di quella che fa il suo dovere e lo fa per bene. Voglio dire, un libro di 600 pagine che si fa leggere in due giorni in qualche modo deve valere per forza.
Adesso arriva la parte difficile: spiegare perché mi è piaciuto. Dal momento che proprio non sono capace - ho tipo un blocco - lo farò mettendo questo libro a confronto con un altra serie di thriller che è diventata caso letterario negli ultimi anni e che io ho letto solo per appurare quanto mi facesse cagare: sto parlando di Dan Brown e dei suoi Il codice Da Vinci, Angeli e demoni e basta che gli altri mi sono rifiutato.

Partiamo subito dalle trame:
Uomini che odiano le donne è ambientato in Svezia, e i protagonisti sono il giornalista economico e fuori dagli schemi Mikael Blomkvist e l'hacker Lisbeth Salander. I due si trovano a dover indagare sulla scomparsa avvenuta quarant'anni prima di Harriet Vanger, nipote prediletta del vecchio capo delle industrie Vanger. La famiglia Vanger è composta tra l'altro di pazzi svitati con passati da nazisti, tutti presenti sul luogo del fattaccio (un'isola il cui accesso alla terra ferma era bloccato per un incidente) e quindi tutti potenzialmente colpevoli. L'indagine, inizialmente intrapresa con molto scetticismo, porterà a rivelazioni scioccanti, che comprendono donne trucidate brutalmente, razzismo, antisemitismo e citazioni del Levitico (sì, proprio quel libro della Bibbia noto per essere preso alla lettera solo per quanto riguarda i gay).
La trama del Codice Da Vinci e di Angeli e Demoni è di tutt'altra pasta: nessun intrigo familiare, ma cospirazioni mondiali da parte di sette segrete e fanatici religiosi, laboratori segreti e ricerche impossibili di monili leggendari e principesse scomparse, il tutto seguendo le tracce che sono state lasciate dai più grandi artisti nel corso della storia. Qualcuno ha detto megalomania?
Uomini che odiano le donne è un'indagine su crimini efferati, con personaggi grotteschi e risvolti raccapriccianti, ma se ci pensiamo bene tratta di vicende che potrebbero benissimo capitare ai nostri giorni, cosa sottolineata dal filo conduttore di tutta la storia, ossia la violenza sulle donne, fatto, questo, evidenziato dai dati statistici disseminati all'inizio di ogni capitolo. Critica sociale, dunque: una famiglia potente, rispettabile e stimata che nasconde una facciata brutale e disumana. Critica sociale sottolineata anche dal mestiere del protagonista, un giornalista indipendente che denuncia i reati economici e attacca gli altri giornalisti, i quali non fanno altro che piegarsi al potere, e noi in Italia ne sappiamo qualcosa.
Leggere Dan Brown, invece, è come vedere uno qualsiasi dei milioni di film d'azione americani, che ok i templari, ok gli Illuminati, ok tutte le curiosità storico-artistiche, ma talmente irreali e talmente pompati da far sembrare il tutto la versione Misson Impossible del Nome della Rosa.
Anche l'elemento religioso presente nei due autori è di stampo diverso: in Dan Bronw è centrale, ed è fatto apposta per scandalizzare, fare baccano, esagerato e esasperato, come il neo-papa che organizza un eccidio e si dà fuoco in cima a San Pietro in una scena di una teatralità da blockbuster manco fosse Guerre Stellari. In Larsson, invece, il tema religioso è velato e accennato, infonde sì quel gusto esoterico e dark, ma fondamentalmente serve per sviare le indagini: l'assassino è semplicemente uno svitato, un pazzo sadico che macella le donne per piacere, come se ne sentono ogni giorno al tg, e quindi molto più spaventoso di un qualsiasi frate che si fustiga con il cilicio per eccesso di fanatismo. Perché in Dan Brown è tutto così irreale ed esagerato che anche le cose che dovrebbero far raccapriccio si livellano sull'irrealtà generale e smettono di essere temibili.

Parliamo ora dei personaggi, tema che mi sta particolarmente a cuore:
I personaggi di Dan Brown sono quanto di più piatto e stereotipato esista: il professore col fascino del secchione, la donna bella e letale, il poliziotto sospettoso, il cattivo inaspettato (che vabbè, è un giallo), ma tutti loro fondamentalmente non hanno nulla di umano. In Uomini che odiano le donne, invece, i personaggi sono tutti affascinanti e ben delineati psicologicamente, con l'apice nella figura ormai cult delll'hacker Lisbeth Salander: una sociopatica glaciale e violenta, con disturbi della personalità (secondo i giudici) e che si fa giustizia da sola (si rifiuta di avere a che fare con la polizia, anche dopo la risoluzione del caso), che va in giro traforata dai piercing e dagli aghi dei tatuatori. Una ragazza che si rifiuta di avere contatti umani, se non con Mikael Blomkvist, l'unica persona che la tratta da essere umano, senza pregiudizi e senza cercare di portarla sulla retta via. Se in Dan Brown i personaggi si dividono in buoni e in cattivi, ad eccezione del colpevole che per esigenze di trama deve essere insospettabile, in Larsson questa divisione è labile. A parte Mikael Blomkvist che ricordiamolo si fa tre mesi in galera, e a parte i Vanger che chi più chi meno hanno tutti il loro grado di stronzaggine, prendiamo Lisbeth: Lisbeth è una vittima, ha un passato e un presente dolorosi, e anche se contribuisce a stanare un killer seriale, lo fa per odio personale contro questa categoria di "uomini che odiano le donne", non per senso morale o della giustizia. E parlando di morale, è morale non aver denunciato la cosa alla polizia? E' morale la sua occupazione di hacker? E' morale aver risolto il suo problema con il tutore-stupratore legandolo e tatuandogli la frase IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE a tutto petto?
C'è poi un'altra differenza: prendete il professor Langdon, protagonista di Dan Brown. E prendete la scena alla fine di Angeli e Demoni, quando lui si trova su un elicottero che sta per esplodere a causa dell'anti-materia, e al momento dell'apocalisse totale lui si salva usando un asciugamano che ha trovato lì per lì come paracadute e virando verso il Tevere. Un asciugamano. Un professore di storia dell'arte. Cioè, roba che nemmeno Indiana Jones. Ma quale essere umano, seppure fuori dall'ordinario, potrebbe fare mai una cosa per cui sono necessari sangue no freddo, freddissimo, e anni e anni di addestramento?
Invece le vicende in cui sono coinvolti i personaggi di Larsson sono in tutto e per tutto coerenti con le loro personalità e con le loro possibilità. Se qualcosa di straordinario c'è, è perché i personaggi sono in grado di farlo. Se Lisbeth Salander è in grado, con un computer, di infilarsi anche nel bucio di culo di mia nonna, è perché lei è sì una personalità chiusa e instabile, ma con una memoria fotografica eccezionale e forse affetta da sindrome di Asperger, una forma di autismo che porta comportamenti asociali ma anche capacità intellettive sopra la media.

Vedete quanto divento noioso quando parlo di qualcosa che mi piace?
Faccio un breve riassunto per chi non ce l'ha fatta a leggere tutto il polpettone: Dan Brown e Stieg Larsser, due autori di gialli, due saghe d'intrattenimento, la prima Tomb Raider al maschile al Louvre e al Vaticano, la seconda una storia spaventosamente sobria e comune, senza quel sensazionalismo a tutti i costi e con uno sfondo nemmeno troppo nascosto di critica sociale. E adesso semplicemente fremo per leggere gli altri due.

Prima di finirla che ci siamo rotti tutti, dico due parole sul film, per ora quello svedese che quello americano esce a dicembre. Niente di che, qualche modifica alla trama ma poco importa, l'essenziale è il risultato, discreto ma niente di memorabile. Solo una cosa: i personaggi, cavolo, i personaggi! Questo è il rischio più grande di quando si fanno queste trasposizioni, snaturare i personaggi. A parte Mikael che sembra un vecchio cretino e con la faccia butterata, ma Lisbeth! Ma chi è quella figa?? Figa e ESPRESSIVA! Non sono due piercing e un taglio emo a fare un personaggio emarginato: Lisbeth è uno scrocchiazzeppi di un metro e mezzo freddo e imperscrutabile e che non manifesta la minima emozione, che sia rabbia, dolore o piacere. Nel film invece è strafottente e sfacciata, oltre a essere troppo, troppo figa. Addirittura c'è una scena in cui (mi pare) va dal suo tutore, che sappiamo che fine fa, viene fatta sedere e dice "grazie". Grazie! Sto regista praticamente non c'ha capito un cazzo. Chissà che verrà fuori dalla versione americana. Daniel Craig nel ruolo di Mikael mi sembra decisamente più azzeccato, e anche Lisbeth visivamente rispecchia molto di più l'idea che mi ero fatto di lei. Bisogna vedere solo la realizzazione, sperando che David Fincher, che insomma non è il primo arrivato, faccia un lavoro come si deve e che non mi tiri fuori l'ennesimo Codice Da Vinci senza arte né parte che sennò stavolta ho finito ufficialmente di vedere trasposizioni americane dei romanzi di successo.

25.8.11

Kung Fu Panda 2: la recensione

Eccomi qui a parlare del film designato a lanciare la stagione cinematografia autunnale in Italia, con frotte di ragazzini veri e ragazzini cresciuti a riempire le sale per sbellicarsi come dementi per le avventure di Po, il panda scemo protagonista di Kung fu Panda 2, da ieri nei cinema italiani.


E dal momento che io l'ho già visto, perché F. a vedere i film ci va il primissimo giorno con tanto di prenotazione, parto subito con la mia recensione:
Kung fu Panda è tutto ambientato in Cina, con personaggi cinesi e scenari cinesi e mille mila richiami alla Cina in ogni singola scena e quindi è bellissimo punto.
Fine della recensione.

No, no, andiamo con calma, non facciamoci prendere dall'entusiasmo, e cerchiamo di fare una recensione come si deve, senza farsi influenzare dal fatto che sono un sinologo/filo e amo la Cina e tutte le volte che sento dire Cina ho un brivido lungo la schiena. Anzi facciamo così, le osservazioni da patito della Cina le faccio subito, così poi posso procedere senza interferenze:
- Il  codino: ho notato che un sacco di personaggi hanno il tipico codino, quello dell'immagine classica del cinese con il baffetto e il cappello a punta. Ora, dovete sapere che il codino, durante l'ultima dinastia cinese, la dinastia Qing (1636-1912), era un simbolo discriminatorio verso i cinesi, dal momento che i governanti erano mancesi e costringevano i cinesi veri e propri a portarlo, e tagliarlo era reato. Quindi forse è il caso che rivediamo un po' la nostra iconografia in fatto di Cina... (F., se mai leggessi questo post, era questa la cosa che ti volevo dire e che tu non mi hai fatto dire, e che a Robb invece ho detto lo stesso!)
- C'è un punto in cui il papà-oca di Po gli dice "il mio Xiao Po", che sarebbe "il mio piccolo Po", pronunciando la prima parola "csiao". Ora non so com'è la versione originale, e non dico che per doppiare un cartone animato devi imparare il cinese, ma dato che comunque non ci capisce niente nessuno lo stesso, per lo meno accertati di riprodurre qualcosa che assomigli vagamente al cinese: il suono "cs" semplicemente non esiste. Sarebbe bastato un più semplice "siao". Ma vabbè, particolari di cui mi accorgo solo io e altri quattro gatti in croce.

Giuro che ho finito, passiamo alla recensione vera e propria. Prima di iniziare, un avvertimento:

***Questo post contiene una cifra di spoiler, e dato che sicuramente lo andrete tutti a vedere se non volete rovinarvi il film smettete di leggere***


Dicevamo, Kung fu Panda 2: a parte il delirio di poco fa, dall'introduzione già si intuisce la mia opinione generale sul film, che poi si estende a tutta la produzione Dreamworks in generale, a parte poche eccezioni (vedi Dragon Trainer): niente di più e niente di meno che film mediocri, che attirano le masse al cinema con una grafica da urlo e un umorismo grossolano, demenziale e a tratti volgare, e questo film non fa eccezione.

Iniziamo subito da Po, il personaggio più irritante della storia del cinema dopo Jar Jar Binks, con la differenza che questo non era protagonista: un inetto, un imbecille, stupido, volgare e fuori luogo, l'apoteosi dello stereotipo americano in cui anche l'essere più inutile del mondo può diventare un eroe, solo che prima cosa qui stiamo parlando di Kung-fu, diamine, mica dell'arte di scureggiare con le ascelle, e poi Po è talmente inutile che ti fa venire i tic nervosi, tranne che poi alla fine inspiegabilmente è il più forte e il più bravo e spacca il culo a tutti (che poi lo stereotipo americano in un film ambientato in Cina ci sta come i cavoli a merenda...).
Odioso.
Che poi tutto sommato nel primo film ci stava pure, dato che era tutto basato sul concetto "non c'è nessun ingrediente segreto, ognuno è speciale se ci crede" che è un po' la morale trita e ritrita di decenni di cinema americano, ma ok, era ben inserita nella trama.
In questo secondo capitolo non si capisce proprio da dove viene questa specialità: addirittura in cinque secondi e mezzo raggiunge la pace interiore, cosa che i grandi maestri ci mettono anni a conquistare, se ci arrivano. Forse perché il suo cervello è talmente vuoto che gli ci vuole poco, ma fossi stato il maestro Shifu avrei detto "no vabbé, appendo il bastone al chiodo e tanti saluti, una vita sprecata". E poi non si spiega come per 3/4 di film sia un inetto, rotola più che camminare, gli viene il fiatone ad alzare un dito e poi all'improvviso fa delle acrobazie che nemmeno i monaci Shaolin. Speriamo che i prossimi film diano delle risposte in questo senso.

Eh sì, perché ci saranno altri film, come lascia intuire la scena finale: d'altro canto, quella di far uscire sequel su sequel fino a che alla gente non viene la nausea al solo sentire nominare il titolo del film è una tradizione consolidata della Dreamworks. Io mi chiedo, perché? Perché dover spremere un prodotto tutto sommato valido fino allo sfinimento, rovinandolo inevitabilmente? Questa è una delle differenze sostanziali con la Pixar, che diciamolo è su tutto un altro livello e che fa film solo quando (e se) sente l'esigenza di raccontare qualcosa, sfornando immancabilmente dei capolavori (Cars escluso, ma le macchinine vendono, e vabbè). Voglio dire, guardate un Toy Story 3 e un Kung fu Panda 2 o uno dei sequel di Shrek e poi ne riparliamo. Che poi a quanto pare sono in programma anche sei dico sei seguiti di Dragon Trainer: dicevamo, come rovinare un prodotto valido... Certo che Kung fu Panda, tutto ambientato in Cina, anche se facessero 1000 sequel... No, NO! Devo farla finita, torniamo seri!

Parliamo ora di sceneggiatura, e ricolleghiamoci al tema precedente, ossia all'odiosità di Po: questo panda obeso ha la capacità straordinaria di rovinare con le sue battute dementi tutte le scene di maggior impatto. Mammamia che nervoso! Va bene l'umorismo (che poi è sempre lo stesso: fame, pancia che brontola, obesità...), ma certe volte sarebbe consigliabile metterlo da parte, della serie "tappati quella fogna", non è che se non fai una battuta stupida ogni due minuti di film la gente perde l'interesse. O forse sì. Vabbè.
Sceneggiatura odiosa, quindi, resa ancora più odiosa dal doppiaggio italiano. Innanzitutto sparate a Fabio Volo prima che faccia in tempo a doppiare anche Kung fu Panda 3. Vi pago. Secondo poi, ma che cazzo di frasi sono "Po sta sballando", "Hai scocciato un panda" (per dire che l'hai riempito di botte) e "Peluscioso coccolo" (letterali, eh, me le sono segnate)??? Ma in Italia c'è gente che parla così? Da dove cazzo viene il traduttore? Fucilate anche lui, dopo Fabio Volo.
Ultima cosa, mancano in questo film tutte quelle perle di saggezza che davano quel tocco orientale al primo capitolo, come la celebre frase del maestro Wugui "ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono, per questo si chiama presente" (lacrimuccia). Questo film è tutto azione, combattimenti e battutacce, l'ambientazione cinese è un contorno, una cosa scenografica.

E che scene, cavolo! Beh qualcosa di positivo ce lo dovrà pur avere questo film no? A parte il fatto che è tutto ambientato in Cina e ci sono mille mila richiami e è bellissimo e... BASTA!
Dicevo, una cura grafica spettacolare, con scene e inquadrature mozzafiato (ti credo, l'ambientazione è cinese!), e un design dei personaggi davvero azzeccato. E' bellissimo vedere come i movimenti e il modo di combattere di ognuno di loro sia perfettamente adattato al tipo di animale, e diciamocelo il pavone ha vinto, molto meglio del cattivo del primo film. Senza contare che la scena in animazione tradizionale e la scena iniziale che richiama il teatro di marionette tradizionale valgono da sole tutto il film.



Quindi, ricapitolando, dato che mi sono dilungato più del previsto, questo Kung fu Panda 2 è un film Dreamworks in tutto e per tutto, senza infamia e senza lode, con tutti i difetti e meno pregi del suo predecessore, rispetto al quale non aggiunge praticamente niente, solo tanta azione e tanto umorismo terra terra. In poche parole, piacevole per passare due ore ma finisce qui. Con la differenza, rispetto agli altri film, che è tutto ambientato in Cina,  con personaggi cinesi e scenari cinesi e mille mila richiami alla Cina in ogni singola scena e quindi è bellissimo punto e fine.

19.7.11

Harry Potter e i Doni della Morte parte 2


E' finito! Harry Potter è finito! Giusto in tempo, tra l'altro, perché ormai gli attori principali sono prossimi alla pensione, e interpretare dei ragazzini iniziava ad essere poco credibile. Ma tant'è, ce l'hanno fatta e la saga, nel bene o nel male, è giunta alla fine, e qui ci aggiungerei anche un finalmente perché diciamocelo, Harry Potter ci aveva anche un po' rotto i cosiddetti.
Prima di passare alla recensione, vorrei fare alcune precisazioni:
1. Ho adorato i libri
2. Ho detestato i film
3. Questo film mi è piaciuto molto più di quanto mi aspettassi.
Detto questo, posso iniziare a blastare Harry Potter 8 senza remore.

Attenzione!! La seguente recensione contiene SPOILER, perciò se volete vedere il film e siete tra le dieci persone al mondo che non hanno letto il libro, passate al post successivo.

Diciamo subito che, secondo il mio modestissimo parere, Harry Potter è stato, sin dall'inizio, un'occasione mancata per fare dei capolavori. Voglio dire, il materiale era tutto lì, personaggi e ambientazioni delineati perfettamente, bisognava solamente scegliere la giusta angolatura su cui orientare i film (perché è ovvio che non è che si può riportare il libro così com'è). Ecco, secondo me è sempre stata scelta l'angolatura sbagliata. Voglio dire, la bellezza di Harry Potter, più che nell'ambientazione e nella storia di per sé, sta tutta in queste tre cose:
1. I colpi di scena e i particolari della trama,
2. L'umanità dei personaggi,
3. Il messaggio dell'intera saga.
Nessuno dei film è riuscito a cogliere in pieno anche solo uno di questi punti.
La trama è scarna e ridotta all'osso, quelle che a mio parere nei libri erano notizie centrali o shockanti vengono semplicemente ignorate o accennate, mentre l'attenzione è rivolta tutta all'azione in sé per sé. I personaggi, beh, non ci si può aspettare chissà che, da ragazzini che sanno a mala pena stare davanti alla telecamera. Ma io penso che il problema stia soprattutto nella sceneggiatura: emozioni devastanti vengono liquidate in due parole, facendo sembrare tutto finto e costruito, personaggi complessi vengono ridotti a poco più che macchiette, nemmeno gli attori più bravi riescono a dare il meglio di sé (e parlo soprattutto di una certa Helena Bonham Carter...). Per quanto riguarda il messaggio, ne parlerò dopo.

E adesso arriviamo all'ottavo capitolo, anzi al settimo parte 2: a quanto pare il nostro Yates si è reso conto del fatto che gli era rimasta una sola possibilità, e che se avesse toppato una maledizione cruciatus lanciata da tutti i potteriani contemporaneamente non gliela levava nessuno (e se conoscete il mondo di Harry Potter non deve essere piacevole). E quindi si è messo sotto e ha fatto il compitino come si deve. Il risultato è un film discreto, emozionante al punto giusto, commovente a tratti, niente di più niente di meno. Che ripeto, mi è piaciuto molto  di quanto mi aspettassi, ma che si porta dietro tutti i difetti degli altri film.
Prima cosa: dov'è Yates? Che messaggio ha voluto dare con questo film? Dove si riconosce la sua mano, la sua visione globale della storia, considerato sopratutto che questo è il capitolo in cui si tirano le fila? Questo è uno dei difetti maggiori di tutta la saga (tranne, forse, il terzo capitolo): talmente l'ansia di fare una cosa fedele ai libri che i registi spariscono del tutto, non osano, e il risultato è un prodotto piatto e banale, un compitino fatto bene, appunto, come quando al liceo sai cosa la prof di italiano vuole sentirsi dire e lo scrivi pari pari sui temi. Che poi tutto questo va benissimo se vuoi fare soldi, un po' meno bene se vuoi creare un'opera artistica, un mezzo per raccontare non solo una storia già raccontata, ma per comunicare la tua visione di questa storia. Anche questo film, seppure il migliore tra gli ultimi quattro, non fa eccezione: scene epiche, effetti speciali e tutto quanto, come da manuale, ma poi?

Seconda cosa: la sceneggiatura. Mi sono sempre chiesto guardando Harry Potter: perché mai dover costringere i personaggi a fare e dire cose tanto innaturali? Battute del tutto fuori luogo, dialoghi che più costruiti e finti di così non si può, ma è una cosa tanto complicata costruire una sceneggiatura come quella del 99% dei film? Che poi sarebbe necessario un minimo sforzo. Ora come ora mi vengono in mente due esempi, ma potrei citarne a bizzeffe. Primo esempio: c'è questo punto del film che Harry Potter piomba a Hogsmeade, suona l'allarme anti-Harry, e i tre ci avrebbero rimesso le penne se non fossero stati salvati. Harry Potter si ritrova quindi in casa del suo salvatore, lo guarda di sfuggita e come se niente fosse gli fa "Lei è il fratello di Silente", e lui "si", ok, mistero risolto, andiamo avanti. Ma dico, Harry sapeva vagamente della sua esistenza, per tutto il film ha pensato che a guardare nello specchio fosse Silente, scopre che non era così, oltre tutto fino a due secondi prima ci stava rischiando le zampe, e si presenta al suo salvatore / fratello segreto del suo mentore come se si fossero incontrati ad un aperitivo?
Secondo esempio: il drago della Gringotts incenerisce un goblin, e Ron che fa? Una battutaccia (che ho rimosso). Esattamente ciò che farebbe una persona normale che vede un tizio morire incenerito da un drago.  Una scena comica decisamente fuori luogo.

Altro problema, la "drammaticità" nel senso teatrale del termine. Per fare una cosa epica non sono sufficienti gli effetti speciali, e la drammaticità è data soprattutto dalle inquadrature e dalle interpretazioni. Faccio alcuni esempi: sempre scena della Gringotts, i tre entrano nella cella sotterranea, dentro c'è un drago albino ENORME imprigionato lì da secoli, e la loro reazione è la stessa che se fosse stato uno yorkshire. Ma un'espressione di stupore, no? E un'inquadratura un po' più imponente di quel bestione? Va bene che siete maghi e a queste cose ci siete abituati, ma chi guarda il film no, insomma, un po' più di epicità (tra l'altro presente nel libro).
Altro esempio: la morte di Tiger (o Goyle, boh) e di Bellatrix. Praticamente, i due personaggi muoiono e nessuno se ne accorge, la trama voleva che morissero, ok li facciamo morire, ma facciamo in fretta che dobbiamo andare avanti. Voglio dire, Draco Malfoy, va bene che sei un serpeverde, ma ti casca un amico nelle fiamme, una faccetta triste la puoi pure fare. E Bellatrix, uno dei personaggi più crudeli di tutta la saga, finalmente viene eliminata, non ci stava bene un grido straziante? Io voglio godere della morte di un personaggio così. Invece no, si dissolve, ciak, prossima scena!

E ora parliamo finalmente del messaggio, il tema intorno al quale ruota l'intera saga: l'amore e il sacrificio. La storia di Harry Potter non è la storia di una battaglia tra un buono e un cattivo, ma è la storia di due personaggi, uno che non accetta di morire, e per sopravvivere è costretto a uccidere, l'altro che accetta la morte per il bene delle persone che ama, e proprio per questo è protetto dal sacrificio massimo, quello di una madre che muore salvando il proprio figlio. Questi due concetti sono perfettamente racchiusi negli Horcrux e nei Doni, i primi strumenti per garantire una sopravvivenza forzata e generati attraverso l'omicidio, i secondi oggetti donati dalla Morte in persona, il cui unico uso corretto è quello di impiegarli per accettare la morte stessa, non per sfuggirle. Chi usa gli Horcrux è un debole, la sua anima è mutilata. Chi comprende il giusto utilizzo dei Doni è potente, perché è capace di amare e di sacrificarsi per amore.
A questo proposito, c'è un motivo per cui deve essere Voldemort a colpire Harry alla fine, e per cui Harry sopravvive: Harry è protetto contro Voldemort, e solo contro di lui, dal sacrificio di sua madre. Voldemort ha colpito solo la sua parte di anima, non quella di Harry, perché Harry era protetto dalla forza più grande che esista, quella che nel Dipartimento Misteri si trovava dietro una porta sigillata: l'amore.
Tutto questo nel film è completamente assente, tutto si riduce nello scontro Harry-Voldemort, il cattivo muore e tutti vissero felici e contenti.
Ora io non sono un fissato che non ammette omissioni, ma questo, diavolo, è il senso profondo di tutta la serie! Senza di questo, la storia si trasforma in in un'avventuretta fantasy senza arte né parte. Ed è esattamente questa l'idea che ho della saga cinematografica di Harry Potter. Peccato solo che questo era l'ultimo capitolo e ormai è troppo tardi per farmi ricredere.

Quindi, ricapitolando:
- David Yates ha rovinato Harry Potter.
- Questo film, pur essendo un filino sopra agli altri, soprattutto agli ultimi, si porta dietro tutti i difetti della saga.
- Nonostante tutto, in generale mi è piaciuto, forse perché le mie aspettative erano bassissime.

Altri commenti sparsi:
- Ginny è proprio oscena, mio dio! A parte Hermione, tutti si sono più o meno imbruttiti, ma Ginny!
- Carina l'idea di inserire qua e là accenni ai film precedenti, come i pixies del secondo e le cioccorane del primo.
- La storia di Silente è quasi del tutto ignorata...
- La scena del pensatoio è veramente commovente, per fortuna, almeno quella.

Ed eccoci alla fine, della recensione, di Harry Potter, di tutto. E adesso a quale saga ci appassioneremo come dei bimbominkia dementi? Jo Rowling inventati qualcosa tu, che sennò ci tocca buttarci tutti su Twilight!

14.7.11

"Il cigno nero" e altre recensioni in pillole

Dato che stasera mi sento in vena di recensioni cinematografiche, adesso vi beccate anche quelle sugli ultimi tre film che ho visto in questi giorni, sempre ammesso che qualcuno lo legga questo blog, perché se così non fosse posso scrivere quello che mi pare senza farmi troppi problemi su quello che vi beccate o non vi beccate. Ma tanto scriverei quello che mi pare lo stesso, quindi dicevamo, recensioni, anzi, recensioni in pillole che voglio essere generoso e non tediare nessuno.

Il cigno nero
Consigliato fino allo sfinimento da S., finalmente mi sono deciso a vederlo, e cazzo, che film! Praticamente mi ha tenuto con il culo sul ciglio del divano dall'inizio alla fine, e mi ha fatto venire una presa a male che è durata tutta la serata. Voglio dire, un film che mantiene un tale livello di tensione e che ha effetti così prolungati sull'umore delle persone già di per sé è un buon film. Se poi ci mettiamo l'interpretazione divina di Natalie Portman nella parte di una pazza schizofrenica, non dico cazzate se parlo di capolavoro. Temo solo di finire come la protagonista, che poco ci manca, ma sono dettagli.

The Social Network
Lungo e noioso, in pratica un film che parla di un nerd (che ha cambiato la società, ok, ma sempre un nerd) e pieno di tutte quelle cose da nerd che io già è tanto che sono capace a scrivere su un blog. Per dire che dopo i primi quindici minuti già non seguivo più. Ignoranza mia. Che poi nemmeno mi ha fatto venire voglia di cancellarmi da Facebook, quindi del tutto inutile.
Scott Pilgrim vs. the World
Film inclassificabile e di una stupidità unica. Parla di un tizio sfigatissimo che suona in un gruppo e che un giorno incontra la ragazza dei suoi sogni (difatti, l'aveva sognata la sera prima), per poi scoprire che per conquistarla deve prima battere la Lega dei malvagi ex, in un susseguirsi di personaggi uno più assurdo dell'altro, e di scene al limite del nonsense. Top dei top: l'ex vegano, dotato dei favolosi poteri vegani.
Praticamente, un cult (grazie R.!).

13.7.11

Cella 211

Discreto film spagnolo del 2009, sulle condizioni nelle carceri e sull'amicizia tra uomini rudi. In breve, Juan Oliver, futuro secondino, decide di andare a visitare il carcere in cui dovrà lavorare proprio nel giorno in cui Malamadre, l'assassino più spietato e pericoloso della prigione, aveva deciso di sollevare una rivolta per chiedere un miglioramento delle condizioni dei detenuti. Che culo, eh? Come se non bastasse, il povero sfigato si prende una botta in testa, le altre guardie lo lasciano lì e lui è costretto a fingersi un detenuto per non essere scuoiato vivo seduta stante. E dire che la moglie glielo aveva detto, stai a casa, che ci vai a fare in carcere che cominci domani a lavorare? Vedi che succede a non dar retta alle mogli?
Leggo ora su internet che questo film ha ricevuto una barca di premi. A giudicare dai commenti entusiasti di mia madre durante la visione, poi, sembrava di assistere al capolavoro del secolo. Addirittura si è sentita così coinvolta che alla fine del film già mi stava elencando le sue ipotesi sul proseguimento della storia (tra l'altro il film l'ha scelto lei, perché, parole sue, adora i film con i carcerati).
Quanto a me, a parte un momento di panico all'inizio, nella scena in cui Malamadre ordina a Juan di spogliarsi, e in cui per fortuna si vede solo mezza chiappa altrimenti sarebbe stato imbarazzante con mia madre vicino, una sola, unica domanda mi ha attanagliato per tutto il film: chi è più fico, Malamadre, il rozzo dal cuore tenero, o Juan, il bello e dannato?



4.7.11

Brave - Coraggiosa e ribelle


Iniziano a diventare sostanziose le novità su Brave - Coraggiosa e ribelle, il nuovo attesissimo film Pixar previsto per giugno 2012.
Innanzitutto, il teaser trailer e la locandina (in apertura post), mostrati in concomitanza con l'uscita di Cars 2:

In questi giorni poi si stanno moltiplicando le interviste con gli autori e si stanno diffondendo sempre più immagini, riguardanti sopratutto la rossa principessa Merida, la protagonista ribelle (a cominciare dalla chioma) del titolo:


Della trama si sa poco e niente, se non che la storia è ambientata in Scozia e parla di una principessa che infrange una non si sa che tradizione facendo un casino della madonna a cui dovrà rimediare.
Si tratta del primo film Pixar la cui protagonista è una donna, e a quanto pare è anche una donna con i controcoglioni (se non fosse per quella faccetta di pongo che a mio parere un po' stona con l'atmosfera mistica e cupa del film, ma è presto per giudicare), e che promette segnare un punto di rottura nella lunga sfilza di principesse Disney, come fece Ariel a suo tempo (tra l'altro rossa anche lei).

Ora, considerando che:
1. fino ad oggi la Pixar ha sfornato un capolavoro dopo un altro (escluso forse Cars 2 le cui recensioni non sono ottime, ma che del resto non ho ancora visto, quindi non saprei),
2. il film è ambientato in Scozia, e la Scozia è la Scozia.
3. a giudicare dalle prime immagini, solo dal punto di vista visivo deve essere un orgasmo (e ripeto, la Scozia è la Scozia)...
... ecco, non vedo l'ora che arrivi questo fottutissimo giugno 2012 per vedere questo film, e non dico altro.
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