Questo blog si va spegnendo inesorabilmente. Ogni tanto tenta di scuotersi e di riprendersi, ma questi guizzi di vigore sembrano sempre più gli ultimi respiri di un moribondo.
Mi piacerebbe tanto essere un blogger serio, dico davvero. Mi piacerebbe scrivere di quello che osservo, di quello che vivo, magari non proprio così come accade nella realtà, magari deformandolo, smussandolo, esagerandolo, ma comunque dandogli una forma che rispecchia la mia visione delle cose. Non mi importa farmi conoscere, mi piacerebbe però che la gente (quella che mi conosce, almeno) provi piacere leggendo il mio blog, sia come forma di distrazione, sia come fonte di informazioni, su cinema, libri, musica, viaggi, politica, temi sociali e via dicendo. Mi piacerebbe tutto questo.
Ma la verità è che sono pigro. Pigro e incostante.
Ho iniziato a scrivere qui diversi anni fa in un momento di depressione. Poi ho interrotto, per riprendere in un periodo di fancazzismo totale, in cui il mio unico compito era quello di scrivere una tesi a tempo perso. Sin da allora avevo i propositi di cui sopra. E come si è risolto? In cazzeggio. Cazzeggio che è durato finché sono stato laureando, single e sfaccendato. Poi anche il cazzeggio ha perso il suo interesse, e il blog è stato lentamente trascurato, con un ultimo post in occasione della reunion delle Spice Girls per le Olimpiadi, per poi essere lasciato definitivamente nell'oblio.
Spesso ci ho pensato, mammamia, mi piacerebbe scrivere di tale o talaltra cosa. Ma ciò implicava sedersi al pc, trovare delle fonti, buttare giù una bozza, riguardarla, correggere-barra-riscrivere, scegliere le parole, e tutto ciò che concerne scrivere un qualcosa che sia un minimo degno di essere letto. Troppa roba. E il risultato è quello che ho già riferito. Anche per scrivere questo post ci ho pensato diverso tempo, ho iniziato e rinunciato diverse volte, per mancanza di ispirazione, ma soprattutto per pigrizia. Quella pigrizia che ti fa iniziare le cose, ti ci fa appassionare per i primi mesi, e poi te le fa immancabilmente accantonare. Come tante cose che ho fatto nella mia vita. Forse l'unica cosa che ho fatto con costanza è lo studio delle lingue, ma nemmeno tanto, ché se fossi veramente costante come minimo analizzerei un testo al giorno, mi guarderei film e telefilm, e invece niente, ha le potenzialità ma non si applica. Luoghi comuni, che nascondono tante verità.
Non so se e quando tornerò su queste pagine virtuali. Magari questo post sarà un incentivo per continuare, magari no, magari aprirò direttamente un'altra pagina. O magari sto perdendo tanto tempo a scrivere queste cose, quando la cosa più sensata sarebbe di fare semplicemente quello che mi sento di fare. Ma in questo momento sentivo di dover scrivere queste righe, e ne ho approfittato, prima che la voglia passasse di nuovo.
Che in fondo, non si tratta proprio di questo?
16.2.13
14.8.12
Long live the Spice Girls.
Non so se rendo l'idea: le Spice Girls. Tutte e cinque. Insieme, per un'esibizione che entrerà nella storia, in quanto parte di uno spettacolo che ha visto sul palco la creme de la creme del brit pop dai Beatles a oggi. Perché diciamocelo, le Spice Girls sono state il più grande gruppo femminile di tutti i tempi e hanno segnato un'era: nessuno ha avuto un successo travolgente come loro, nessuno è stato onnipresente come loro, e nessuno ha più avuto lo stesso carattere, la stessa verve pacchiana che avevano loro.
Si vociferava di questa esibizione da mesi, si fa, non si fa, ci hanno tenuto tutti sulle spine fino a qualche giorno fa, quando sono comparse le foto delle prove. E lì ho iniziato davvero ad andare in fibrillazione.
Io ogni tanto ci ripenso e mi commuovo. Cioè, voi non potete immaginare quanto io abbia aspettato questa esibizione. Anni. Perché a 12 anni non è che le adoravo. Peggio. E quando Geri ha lasciato il gruppo non è che mi è preso un colpo apoplettico. Peggio. E ieri sera, rivederle tutte e cinque insieme, frizzanti ed esuberanti come una volta, mi ha di colpo ritrasportato a quei tempi, a quella che forse è l'unica volta in cui ho adorato un gruppo musicale in modo maniacale.
Anche perché diciamocelo, quelle di ieri sono state esattamente le Spice Girls che tutti noi abbiamo amato a suo tempo: certo, Geri è un po' meno mignottone, Mel B ha una decina di chili e tre taglie di reggiseno in più, Victoria è ancora più inutile, ma a parte questo, vi sembra che l'esibizione di domenica abbia qualcosa da invidiare a quella, altrettanto storica, dei Brit Awards del 1997?
15.4.12
Problemi di peso e le disparità della natura
Oggi voglio parlare di peso e di forma fisica.
Escludendo le patologie, si possono individuare quattro categorie di persone:
La prima categoria (che comprende vip, star e quant'altro) è quella delle persone che si fanno il mazzo in palestra dalla mattina alla sera, si cibano di carote e gambi di sedano e spendono capitali inimmaginabili in prodotti di bellezza. Queste persone da una parte mi fanno un po' pena, voglio dire, una vita di privazioni e di sacrifici è dura da sopportare anche se sei San Francesco, ma dall'altra hanno tutto il mio rispetto per la loro forza di volontà (cosa che io non avrò mai). Chapeau.
La seconda categoria è quella degli obesi per vocazione, quelli che se ne fregano del peso e dell'apparenza, anzi fanno della loro obesità un valore, un marchio di fabbrica. Sono quelli che si abbandonano ai piaceri della vita e vivono felici e in pace con se stessi e con il mondo. Anche a loro va tutta la mia ammirazione.
Poi c'è la terza categoria, a cui invece si rivolge tutto il mio odio e tutta la mia invidia: si tratta di quelli che mangiano come delle cloache, fanno la stessa attività fisica di un'ameba, e continuano ad essere magre come chiodi.
Queste persone sono la dimostrazione della malignità di Dio. Per quale motivo infatti un Padre che ci ama tutti allo stesso modo deve fare questo tipo di disparità? Per quale crudele ragione dotare solo una minoranza dei propri figli di un metabolismo super-accelerato? Perché, Dio, perché? Se ci sei e hai il coraggio rispondi!
Perché io, se non si era capito, faccio parte della quarta categoria, quella forse più comune ma anche quella più disagiata, ossia quella della gente normale, né grassa né magra, ma che passa la propria esistenza in una cruda guerra di logoramento contro i chili di troppo e i grassi in eccesso. Questa categoria è quella più variegata: c'è chi inizia una dieta a settimana (il classico "da lunedì, dieta!"), chi è in dieta perenne senza ottenere risultati, chi invece non riesce a mantenere lo stesso peso per un mese di fila, o chi semplicemente come me conduce una vita normale, mangia a pranzo e a cena, lavora, fa esercizio più o meno regolare e poi si guarda allo specchio la mattina mentre si lava i denti e quello che vede sono maniglie dell'amore, pancetta e mosciume sotto le braccia. La cosa che accomuna queste persone è che qualsiasi cosa esse facciano, il loro fisico non reagisce ai loro sforzi, o lo fa in maniera del tutto opposta alle intenzioni.
Io mi chiedo, perché a questo mondo deve esistere chi non ha questo tipo di problemi? Che cosa ho fatto io di male per meritarmi tutto ciò? Perché mai deve esserci chi, come me, al primo cioccolatino già sente la ciccia uscire dall'elastico delle mutande, oppure chi dopo una settimana senza allenarsi basta che faccia un passo per sentirsi ballare tutta zona addominale che nemmeno le danzatrici del ventre? Perché devono esistere persone privilegiate e altre svantaggiate?
Come si può notare, questa cosa mi riempie di amarezza. Io davvero ce la metto tutta per essere in forma, oddio forse non proprio tutta tutta, ma insomma, sono una persona normale! Ho comprato i pesi, faccio corsa ed addominali (allenamento aerobico e anaerobico) in maniera abbastanza regolare, cerco di limitarmi nel mangiare porcate, ma diamine, la carne è debole, ogni tanto uno sfizio bisogna pur concederselo! E poi ci sono quei giorni in cui sei talmente distrutto che non ce la fai ad alzare un braccio e l'unica cosa che desideri è buttarti sul letto e dormire per 12 ore, oppure in cui hai quell'estremo bisogno di qualcosa di dolce che ti scaldi il cuore e che ti faccia dimenticare le amarezze della giornata. Sono bisogni normali no? E allora perché queste debolezze dobbiamo pagarle così care?
Ecco, mi sono sfogato.
E poi tanto quando avrò i soldi mi faccio la liposuzione, tiè.
Escludendo le patologie, si possono individuare quattro categorie di persone:
La prima categoria (che comprende vip, star e quant'altro) è quella delle persone che si fanno il mazzo in palestra dalla mattina alla sera, si cibano di carote e gambi di sedano e spendono capitali inimmaginabili in prodotti di bellezza. Queste persone da una parte mi fanno un po' pena, voglio dire, una vita di privazioni e di sacrifici è dura da sopportare anche se sei San Francesco, ma dall'altra hanno tutto il mio rispetto per la loro forza di volontà (cosa che io non avrò mai). Chapeau.
La seconda categoria è quella degli obesi per vocazione, quelli che se ne fregano del peso e dell'apparenza, anzi fanno della loro obesità un valore, un marchio di fabbrica. Sono quelli che si abbandonano ai piaceri della vita e vivono felici e in pace con se stessi e con il mondo. Anche a loro va tutta la mia ammirazione.
Poi c'è la terza categoria, a cui invece si rivolge tutto il mio odio e tutta la mia invidia: si tratta di quelli che mangiano come delle cloache, fanno la stessa attività fisica di un'ameba, e continuano ad essere magre come chiodi.
Queste persone sono la dimostrazione della malignità di Dio. Per quale motivo infatti un Padre che ci ama tutti allo stesso modo deve fare questo tipo di disparità? Per quale crudele ragione dotare solo una minoranza dei propri figli di un metabolismo super-accelerato? Perché, Dio, perché? Se ci sei e hai il coraggio rispondi!
Perché io, se non si era capito, faccio parte della quarta categoria, quella forse più comune ma anche quella più disagiata, ossia quella della gente normale, né grassa né magra, ma che passa la propria esistenza in una cruda guerra di logoramento contro i chili di troppo e i grassi in eccesso. Questa categoria è quella più variegata: c'è chi inizia una dieta a settimana (il classico "da lunedì, dieta!"), chi è in dieta perenne senza ottenere risultati, chi invece non riesce a mantenere lo stesso peso per un mese di fila, o chi semplicemente come me conduce una vita normale, mangia a pranzo e a cena, lavora, fa esercizio più o meno regolare e poi si guarda allo specchio la mattina mentre si lava i denti e quello che vede sono maniglie dell'amore, pancetta e mosciume sotto le braccia. La cosa che accomuna queste persone è che qualsiasi cosa esse facciano, il loro fisico non reagisce ai loro sforzi, o lo fa in maniera del tutto opposta alle intenzioni.
Io mi chiedo, perché a questo mondo deve esistere chi non ha questo tipo di problemi? Che cosa ho fatto io di male per meritarmi tutto ciò? Perché mai deve esserci chi, come me, al primo cioccolatino già sente la ciccia uscire dall'elastico delle mutande, oppure chi dopo una settimana senza allenarsi basta che faccia un passo per sentirsi ballare tutta zona addominale che nemmeno le danzatrici del ventre? Perché devono esistere persone privilegiate e altre svantaggiate?
Come si può notare, questa cosa mi riempie di amarezza. Io davvero ce la metto tutta per essere in forma, oddio forse non proprio tutta tutta, ma insomma, sono una persona normale! Ho comprato i pesi, faccio corsa ed addominali (allenamento aerobico e anaerobico) in maniera abbastanza regolare, cerco di limitarmi nel mangiare porcate, ma diamine, la carne è debole, ogni tanto uno sfizio bisogna pur concederselo! E poi ci sono quei giorni in cui sei talmente distrutto che non ce la fai ad alzare un braccio e l'unica cosa che desideri è buttarti sul letto e dormire per 12 ore, oppure in cui hai quell'estremo bisogno di qualcosa di dolce che ti scaldi il cuore e che ti faccia dimenticare le amarezze della giornata. Sono bisogni normali no? E allora perché queste debolezze dobbiamo pagarle così care?
Ecco, mi sono sfogato.
E poi tanto quando avrò i soldi mi faccio la liposuzione, tiè.
30.3.12
MDNA: le ossessioni di una diva attempata
Eccomi qui, di nuovo su questo blog dopo mesi di silenzio. Qualcuno mi ha chiesto il perché di questa assenza. Il motivo è semplice: non c'è stato niente che mi andasse di scrivere. Ma il momento è arrivato, amici miei, quello che sta succedendo in questi giorni è troppo importante e non posso esimermi dal commentarlo. Di cosa sto parlando? E' morto qualcuno? Rocco Siffredi ha dichiarato di essere gay? Hanno trovato il vaccino per l'AIDS? La profezia dei Maya si è rivelata esatta? Niente di tutto ciò, è qualcosa di mooolto più grande. Ciò a cui mi riferisco è che dopo anni di snervante attesa è uscito MDNA, il nuovo album di Madonna.
Sicuramente sapete meglio di me com'è stata lunga e difficile la gestazione di questo album, e a quale sfida andava incontro: quattro anni di assenza dalle scene e ti ritrovi con diecimila sgualdrine (vabbè, diciamo una...) che pretendono di rubarti il titolo di regina del pop, gelosamente conservato con le unghie e con i denti per intere decadi. Dico io, voi non vi incazzereste come un bue?
Quindi con questo nuovo album Madonna si è posta degli obiettivi ben chiari, che possiamo così sintetizzare:
1. Eliminare la vecchiaia dalla faccia della terra.
2. Riconquistare non solo i suoi fan più incalliti che l'avevano data per finita con Hard Candy, ma anche le nuove generazioni (che poi ci sono i fan imperterriti che sono una garanzia e potrebbe campare solo con quelli, ma vabbè).
3. Riprendersi il trono che le spetta di diritto come unica e imperitura Regina del Pop.
4. Far capire alle altre sgualdrine (una in particolare) chi comanda.
Già con la pubblicazione della cover (che se avete vissuto su un altro pianeta negli ultimi mesi e non l'avete mai vista, è quella a inizio post) è possibile intravedere i suddetti obiettivi: design "gggiovine" e accattivante, colori che attirano il gay come l'ape al miele, e una sigla, MDNA, che ha subito fatto sì che il mondo intero si chiedesse quali messaggi in codice contenesse.
Poi è uscito il primo singolo, Give Me All Your Luvin' e agli obiettivi iniziali se n'è aggiunto un altro, ossia:
5. Far in modo che il mondo dimenticasse che Give Me All Your Luvin' sia mai uscito.
Da qui è stato tutto un crescendo, una tortura dopo l'altra, con snippet una più deludente dell'altra, e con tutti i gay del pianeta che si ripetevano come un mantra "Sicuramente ascoltato per intero questo disco è una bomba", fino a che non è uscito il video del primo vero singolo dell'album, Girl Gone Wild, in cui Madonna scopre tutte le sue carte:
Che dire? Una Madonna giovane e porca come non si vedeva dai tempi di Erotica, e che sembra gridare a squarciagola "Rivoglio indietro tutti i miei froci!!". Un video che non potrebbe essere niente di più diverso da GMAYL (per fortuna) e che è un tripudio di citazioni bibliche, catene, tacchi a spillo, addominali e lacrime di sangue. E autocitazioni. Forse un po' troppe.
E così arriviamo all'album, quell'MDNA tanto agognato e finalmente disponibile dal 26 marzo (in realtà qualche giorno prima, ma noi siamo bravi ragazzi e non l'abbiamo scaricato, no?): si mette il cd e parte l'atto di dolore seguito dalla già nota GGW, una mezza delusione (soprattutto se uno pensa a Hung Up o Music) ma vabbè, è il singolo apripista discotecaro e ce sta.
E poi? E poi niente. Un'anonimità infinita. Semplicemente è volato senza che me ne accorgessi, e poi non ho provato nessun desiderio di risentirlo.
Traccia dopo traccia l'impressione più forte è quella che questo disco sia un concentrato di Ray of Light e Confessions on a Dance Floor (non a caso i maggiori successi di Madonna dagli anni '90 in poi). Esatto, un concentrato, ma in peggio. Il punto è che sembra che Madonna fosse così concentrata sui suoi obiettivi, così concentrata ad apparire sempre la migliore (oltre che sempre giovane) che ha finito per riciclarsi e diventare la caricatura di se stessa, con buona pace di tutti quelli che parlano di "autocitazioni".
Dico io, che senso ha auto-copiarsi, quando lo fanno anche tutte le altre? Ok, Madonna è l'originale, ma così non finisce per diventare ella stessa una copia delle copie? In un contesto dove regna il "copiami che ti copio", non sarebbe stato più furbo fare qualcosa di veramente nuovo, veramente degno della regina del pop, piuttosto di un "copiatemi quanto volete, ma lo faccio meglio io"? E quello che mi stupisce più di tutto è che l'abilissima calcolatrice Madonna non abbia pensato ad una cosa del genere.
Ma facciamo un'analisi traccia per traccia:
1. Girl Gone Wild: vedi sopra.
2. Gang Bang: osannata da tanti come la traccia migliore dell'album, acida e incazzata. La mia opinione? Due palle così. E mi ricorda una cifra la musica che mettevano a 1+1 a Xi'an, ma probabilmente a 1+1 ci sono andato solo io, quindi nessuno capisce di cosa parlo. E poi lo sbrocco finale, completamente gratuito.
3. I'm Addicted: inutile.
4. Turn Up the Radio: carina, ma facilmente dimenticabile.
6. Some Girls: la mia preferita, ma non significa che mi faccia impazzire.
7. Superstar: orecchiabile, se non fosse uguale dall'inizio alla fine, ma di una stupidità che rasenta la bimbominkiaggine. Me l'immagino Madonna che dice alla figlia: "Lola bella de mamma la facciamo una canzone insieme? I testi li scrivi tu, che dici?".
8. I Don't Give A: inutile. Ma se non altro, Madonna dopo American Life ha capito che i rap non li sa fare e li fa fare a qualcun altro.
9: I'm a Sinner: l'emblema dell'album: riesce ad mischiare Beautiful Stranger, Ray of Light e Shanti-Ashtangi (!!!) in un'unica canzone.
10. Love Spent: Molto carina, ma se Superstar è uguale dall'inizio alla fine, questa cambia melodia in modo radicale e inspiegabile. Della serie, "originalità a tutti i costi".
11. Masterpiece: ballatona senza arte né parte.
12. Falling Free: vedi sopra.
13. Best Friend: inutile.
14. Beautiful Killer: inutile.
15. Fucked Up: bella. Me piace. L'unica traccia che mi convince dall'inizio alla fine.
16. B-day Song: te prego. Te prego. Manco a 12 anni. E quell'"Happy Birthday!!!!" alla fine mi fa venire la pelle d'oca.
E qui arriviamo all'altro punto della recensione, dove un appello è d'uopo: Madonna mia (che non è un'esclamazione), c'hai 53 anni, non 30, non 40, 53. Non sei una girl. Rassegnati. Ci puoi mettere nel disco tutti i gridolini da bimbominkia che vuoi, ti puoi mettere tutti gli hot-pants scosciati che vuoi, ti puoi riempire di botox quanto ti pare, ci puoi sommergere di tweet, ma a l'età si vede, si vedeva già 10 anni fa. E, francamente, sei patetica. Oltre che poco credibile.
Il punto è che Madonna deve rendersi conto che non può battere le sue nuove rivali sul loro stesso piano, quello della giovinezza, perché loro hanno il vantaggio di esserlo per davvero, giovani, e quello che Madonna riesce a ottenere è solo un risultato grottesco. Ma non sarebbe moolto meglio se facesse della sua maturità artistica e anagrafica il suo punto di forza? Un Ray of Light, oggi, sarebbe perfetto. O anche solo una cosa del genere:
Elegante, raffinato, di classe, intenso e comunque non "da vecchia", dato che è questo che la ossessiona.
Voglio dire, facendo due conti: se fai un album di merda, i fan accaniti lo comprano e ok, gli altri invece non li conquisti, anzi fai l'effetto contrario. Se invece fai un album più serio e "di nicchia" i fan accaniti lo comprano lo stesso, e magari scappa ci pure che qualcun altro lo incuriosisci, no? Quindi tra i due, quale conviene di più?
In definitiva, un album di cui non c'era assolutamente bisogno: magari è solo un tentativo di riconfermare il proprio ruolo prima di riuscirsene con il vero botto, ma per ora i fatti sono questi, e non sono per niente entusiasmanti.
Che poi io parlo tanto, ma comunque MDNA me lo sono comprato lo stesso (anzi me l'ha regalato Robb <3). Perché l'ho già detto qui, a Madonna non si resiste. E quindi alla fine bella così.
Sicuramente sapete meglio di me com'è stata lunga e difficile la gestazione di questo album, e a quale sfida andava incontro: quattro anni di assenza dalle scene e ti ritrovi con diecimila sgualdrine (vabbè, diciamo una...) che pretendono di rubarti il titolo di regina del pop, gelosamente conservato con le unghie e con i denti per intere decadi. Dico io, voi non vi incazzereste come un bue?
Quindi con questo nuovo album Madonna si è posta degli obiettivi ben chiari, che possiamo così sintetizzare:
1. Eliminare la vecchiaia dalla faccia della terra.
2. Riconquistare non solo i suoi fan più incalliti che l'avevano data per finita con Hard Candy, ma anche le nuove generazioni (che poi ci sono i fan imperterriti che sono una garanzia e potrebbe campare solo con quelli, ma vabbè).
3. Riprendersi il trono che le spetta di diritto come unica e imperitura Regina del Pop.
4. Far capire alle altre sgualdrine (una in particolare) chi comanda.
Già con la pubblicazione della cover (che se avete vissuto su un altro pianeta negli ultimi mesi e non l'avete mai vista, è quella a inizio post) è possibile intravedere i suddetti obiettivi: design "gggiovine" e accattivante, colori che attirano il gay come l'ape al miele, e una sigla, MDNA, che ha subito fatto sì che il mondo intero si chiedesse quali messaggi in codice contenesse.
Poi è uscito il primo singolo, Give Me All Your Luvin' e agli obiettivi iniziali se n'è aggiunto un altro, ossia:
5. Far in modo che il mondo dimenticasse che Give Me All Your Luvin' sia mai uscito.
Da qui è stato tutto un crescendo, una tortura dopo l'altra, con snippet una più deludente dell'altra, e con tutti i gay del pianeta che si ripetevano come un mantra "Sicuramente ascoltato per intero questo disco è una bomba", fino a che non è uscito il video del primo vero singolo dell'album, Girl Gone Wild, in cui Madonna scopre tutte le sue carte:
Che dire? Una Madonna giovane e porca come non si vedeva dai tempi di Erotica, e che sembra gridare a squarciagola "Rivoglio indietro tutti i miei froci!!". Un video che non potrebbe essere niente di più diverso da GMAYL (per fortuna) e che è un tripudio di citazioni bibliche, catene, tacchi a spillo, addominali e lacrime di sangue. E autocitazioni. Forse un po' troppe.
E così arriviamo all'album, quell'MDNA tanto agognato e finalmente disponibile dal 26 marzo (in realtà qualche giorno prima, ma noi siamo bravi ragazzi e non l'abbiamo scaricato, no?): si mette il cd e parte l'atto di dolore seguito dalla già nota GGW, una mezza delusione (soprattutto se uno pensa a Hung Up o Music) ma vabbè, è il singolo apripista discotecaro e ce sta.
E poi? E poi niente. Un'anonimità infinita. Semplicemente è volato senza che me ne accorgessi, e poi non ho provato nessun desiderio di risentirlo.
Traccia dopo traccia l'impressione più forte è quella che questo disco sia un concentrato di Ray of Light e Confessions on a Dance Floor (non a caso i maggiori successi di Madonna dagli anni '90 in poi). Esatto, un concentrato, ma in peggio. Il punto è che sembra che Madonna fosse così concentrata sui suoi obiettivi, così concentrata ad apparire sempre la migliore (oltre che sempre giovane) che ha finito per riciclarsi e diventare la caricatura di se stessa, con buona pace di tutti quelli che parlano di "autocitazioni".
Dico io, che senso ha auto-copiarsi, quando lo fanno anche tutte le altre? Ok, Madonna è l'originale, ma così non finisce per diventare ella stessa una copia delle copie? In un contesto dove regna il "copiami che ti copio", non sarebbe stato più furbo fare qualcosa di veramente nuovo, veramente degno della regina del pop, piuttosto di un "copiatemi quanto volete, ma lo faccio meglio io"? E quello che mi stupisce più di tutto è che l'abilissima calcolatrice Madonna non abbia pensato ad una cosa del genere.
Ma facciamo un'analisi traccia per traccia:
1. Girl Gone Wild: vedi sopra.
2. Gang Bang: osannata da tanti come la traccia migliore dell'album, acida e incazzata. La mia opinione? Due palle così. E mi ricorda una cifra la musica che mettevano a 1+1 a Xi'an, ma probabilmente a 1+1 ci sono andato solo io, quindi nessuno capisce di cosa parlo. E poi lo sbrocco finale, completamente gratuito.
3. I'm Addicted: inutile.
4. Turn Up the Radio: carina, ma facilmente dimenticabile.
6. Some Girls: la mia preferita, ma non significa che mi faccia impazzire.
7. Superstar: orecchiabile, se non fosse uguale dall'inizio alla fine, ma di una stupidità che rasenta la bimbominkiaggine. Me l'immagino Madonna che dice alla figlia: "Lola bella de mamma la facciamo una canzone insieme? I testi li scrivi tu, che dici?".
8. I Don't Give A: inutile. Ma se non altro, Madonna dopo American Life ha capito che i rap non li sa fare e li fa fare a qualcun altro.
9: I'm a Sinner: l'emblema dell'album: riesce ad mischiare Beautiful Stranger, Ray of Light e Shanti-Ashtangi (!!!) in un'unica canzone.
10. Love Spent: Molto carina, ma se Superstar è uguale dall'inizio alla fine, questa cambia melodia in modo radicale e inspiegabile. Della serie, "originalità a tutti i costi".
11. Masterpiece: ballatona senza arte né parte.
12. Falling Free: vedi sopra.
13. Best Friend: inutile.
14. Beautiful Killer: inutile.
15. Fucked Up: bella. Me piace. L'unica traccia che mi convince dall'inizio alla fine.
16. B-day Song: te prego. Te prego. Manco a 12 anni. E quell'"Happy Birthday!!!!" alla fine mi fa venire la pelle d'oca.
E qui arriviamo all'altro punto della recensione, dove un appello è d'uopo: Madonna mia (che non è un'esclamazione), c'hai 53 anni, non 30, non 40, 53. Non sei una girl. Rassegnati. Ci puoi mettere nel disco tutti i gridolini da bimbominkia che vuoi, ti puoi mettere tutti gli hot-pants scosciati che vuoi, ti puoi riempire di botox quanto ti pare, ci puoi sommergere di tweet, ma a l'età si vede, si vedeva già 10 anni fa. E, francamente, sei patetica. Oltre che poco credibile.
Il punto è che Madonna deve rendersi conto che non può battere le sue nuove rivali sul loro stesso piano, quello della giovinezza, perché loro hanno il vantaggio di esserlo per davvero, giovani, e quello che Madonna riesce a ottenere è solo un risultato grottesco. Ma non sarebbe moolto meglio se facesse della sua maturità artistica e anagrafica il suo punto di forza? Un Ray of Light, oggi, sarebbe perfetto. O anche solo una cosa del genere:
Elegante, raffinato, di classe, intenso e comunque non "da vecchia", dato che è questo che la ossessiona.
Voglio dire, facendo due conti: se fai un album di merda, i fan accaniti lo comprano e ok, gli altri invece non li conquisti, anzi fai l'effetto contrario. Se invece fai un album più serio e "di nicchia" i fan accaniti lo comprano lo stesso, e magari scappa ci pure che qualcun altro lo incuriosisci, no? Quindi tra i due, quale conviene di più?
In definitiva, un album di cui non c'era assolutamente bisogno: magari è solo un tentativo di riconfermare il proprio ruolo prima di riuscirsene con il vero botto, ma per ora i fatti sono questi, e non sono per niente entusiasmanti.
Che poi io parlo tanto, ma comunque MDNA me lo sono comprato lo stesso (anzi me l'ha regalato Robb <3). Perché l'ho già detto qui, a Madonna non si resiste. E quindi alla fine bella così.
21.12.11
Lettera per Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
anche quest'anno ti scrivo una letterina con le mie richieste per i regali di Natale. Stavolta ho deciso di scriverti su questo blog, dal momento che nessuna delle lettere che ti ho mandato in Lapponia è mai stata presa in considerazione: ho pensato che l'indirizzo fosse sbagliato, oppure che non sono stato abbastanza buono (non credo), o semplicemente che si siano tutte fermate all'ufficio postale di Acilia, vista l'efficienza delle Poste Italiane. In ogni caso, quest'anno la scrivo qui e la posto anche su Facebook, quindi non ci sono scusanti.
Negli anni passati, forse, ti ho fatto richieste troppo impegnative: la pace nel mondo, il vaccino per l'Aids, l'eliminazione di Umberto Bossi, una bomba sul Vaticano... quindi questa volta voglio limitarmi a dei desideri più umili e di più facile realizzazione. Ti assicuro che sono stato buonissimo (come sempre), quindi ti prego di esaudire queste mie semplici richieste.
Per prima cosa, Babbino, vorrei tanto un netbook nuovo. So che ne ho comprato uno appena due settimane fa, ma tempo due giorni e ci ho versato sopra il caffè, per ora solo la tastiera presenta problemi (è tutta appiccicosa) ma ho paura che tra non molto ne verranno fuori altri, quindi per favore, portamene uno nuovo e non ci pensiamo più.
Insieme al netbook vorrei anche una custodia per portarlo in giro: sai com'è, finora non ho ancora avuto il coraggio di farlo uscire di casa, sbadato come sono, e anche stando dentro casa hai visto che cosa è successo. Fai una cosa, portami una scocca iperprotettiva, tipo armatura medievale, così, dovesse cadermi dal letto come è successo al vecchio portatile, almeno siamo sicuri che non si danneggia.
A proposito del vecchio portatile, quella volta che è caduto si è rotto il lettore cd: non è che potresti portarmene uno esterno? Così almeno posso sentire il cd di Robb! E portami anche un hard-disk bello capiente per salvare tutti i dati, dato che dopo la caduta il mio povero portatile non si è mai più ripreso e temo che mi abbandonerà da un momento all'altro.
Come ultima richiesta, potresti portare una bella tazza per Robb? L'altro giorno, mentre gli lavavo i piatti, ho rotto la tazza che gli aveva regalato sua sorella, e ora vorrei tanto risarcirlo con una tazza di pari valore.
Mi sembra nessuna di queste richieste sia irrealizzabile, no?
Anche se, a leggere meglio...
Fai una cosa, va', Babbo Natale, portami un cervello nuovo, che questo ormai a quanto pare è usurato e mi fa fare più danni che altro. Portami un cervello nuovo di zecca e risolviamo tutti i problemi alla radice.
Grazie Babbo!
Tuo
XieZhi
anche quest'anno ti scrivo una letterina con le mie richieste per i regali di Natale. Stavolta ho deciso di scriverti su questo blog, dal momento che nessuna delle lettere che ti ho mandato in Lapponia è mai stata presa in considerazione: ho pensato che l'indirizzo fosse sbagliato, oppure che non sono stato abbastanza buono (non credo), o semplicemente che si siano tutte fermate all'ufficio postale di Acilia, vista l'efficienza delle Poste Italiane. In ogni caso, quest'anno la scrivo qui e la posto anche su Facebook, quindi non ci sono scusanti.
Negli anni passati, forse, ti ho fatto richieste troppo impegnative: la pace nel mondo, il vaccino per l'Aids, l'eliminazione di Umberto Bossi, una bomba sul Vaticano... quindi questa volta voglio limitarmi a dei desideri più umili e di più facile realizzazione. Ti assicuro che sono stato buonissimo (come sempre), quindi ti prego di esaudire queste mie semplici richieste.
Per prima cosa, Babbino, vorrei tanto un netbook nuovo. So che ne ho comprato uno appena due settimane fa, ma tempo due giorni e ci ho versato sopra il caffè, per ora solo la tastiera presenta problemi (è tutta appiccicosa) ma ho paura che tra non molto ne verranno fuori altri, quindi per favore, portamene uno nuovo e non ci pensiamo più.
Insieme al netbook vorrei anche una custodia per portarlo in giro: sai com'è, finora non ho ancora avuto il coraggio di farlo uscire di casa, sbadato come sono, e anche stando dentro casa hai visto che cosa è successo. Fai una cosa, portami una scocca iperprotettiva, tipo armatura medievale, così, dovesse cadermi dal letto come è successo al vecchio portatile, almeno siamo sicuri che non si danneggia.
A proposito del vecchio portatile, quella volta che è caduto si è rotto il lettore cd: non è che potresti portarmene uno esterno? Così almeno posso sentire il cd di Robb! E portami anche un hard-disk bello capiente per salvare tutti i dati, dato che dopo la caduta il mio povero portatile non si è mai più ripreso e temo che mi abbandonerà da un momento all'altro.
Come ultima richiesta, potresti portare una bella tazza per Robb? L'altro giorno, mentre gli lavavo i piatti, ho rotto la tazza che gli aveva regalato sua sorella, e ora vorrei tanto risarcirlo con una tazza di pari valore.
Mi sembra nessuna di queste richieste sia irrealizzabile, no?
Anche se, a leggere meglio...
Fai una cosa, va', Babbo Natale, portami un cervello nuovo, che questo ormai a quanto pare è usurato e mi fa fare più danni che altro. Portami un cervello nuovo di zecca e risolviamo tutti i problemi alla radice.
Grazie Babbo!
Tuo
XieZhi
28.11.11
Laureato! Qualche vaffanculo
E pure questa è fatta, come disse Berlusconi durante un bunga-bunga. Questa laurea tanto sudata è presa, ci ho perso 5 anni e ho sputato tanto sangue, ma alla fine ci sono arrivato e sono entrato ufficialmente nel mondo dei disoccupati. Ma non ci voglio pensare, oggi si festeggia, se magna e se beve, e poi disoccupato de che che già ho iniziato la specialistica, della serie "famose male". Vabbè.
No, quello che volevo fare a questo punto era mandare qualche vaffanculo. Voglio dire, sulla tesi ci sono i ringraziamenti, le persone che ne meritavano di ulteriori sono state debitamente soddisfatte (anche se non è mai abbastanza), in questa sede, invece, voglio mandare a quel paese tutti quelli che mi hanno messo i bastoni tra le ruote in questi anni, e andassero tutti a morì ammazzati, il 110 e lode di oggi è tutto alla faccia vostra.
Come prima cosa, come non mandare a fanculo Li Chengjian, quel Li Chengjian per cui sono stato a un passo da accannare tutto? Se fosse stato per lui, questo giorno non sarebbe mai arrivato, e non sarei mai stato felice come lo sono oggi. Quindi, Li Chengjian, vaffanculo!
Il secondo vaffanculo è invece per tutti quei prof. e le loro materie inutili che mi hanno rallentato in questi anni, in particolare la Moretti e la sua geografia regionale di merda che non se sa quanto ho faticato per prepararla, Salsano e il suo Alfieri che io che studio cinese che cazzo me lo fai studià a fa, e uno su tutti Ratti e la sua storia del cazzo: se tu mi avessi fatto fare il tuo schifo d'esame, mi sarei laureato 6 mesi prima, stronzo! Ah, e tra parentesi, prendilo al culo ogni tanto. A lui e a tutti gli altri, vaffanculo!!
Ma il vaffanculo più grande va a Roma 3 tutta: se oggi ho preso 110 e lode lo devo solamente al bucio di culo che mi sono fatto e alle persone che mi hanno sostenuto sin dall'inizio (grazie, prof. Lombardi!). A te, Roma 3, non devo nemmeno un soldo bucato, da te non ho imparato assolutamente niente, e se fosse stato per te oggi sarei stato uno dei tanti laureati inetti di cui è piena l'Italia. Quindi un sentitissimo vaffanculo non te lo leva nessuno. Ci si rivede alla specialistica.
12.11.11
Vecchi film e nuove emozioni: Il Re Leone
Ci sono dei film che sono intramontabili e che, vuoi per il fatto che sono capolavori di per sé, vuoi per tutto il carico affettivo di cui sono impregnati, uno non si stancherebbe mai di vedere e rivedere. Ieri però, per la prima volta mi è capitato di rivedere uno di questi film al cinema, e cavoli, non mi sarei mai aspettato una tale emozione.
Sì, sto parlando de Il Re Leone, il 32° classico Disney uscito per la prima volta nel 1994, e da ieri di nuovo nelle sale italiane "arricchito" dal 3D.
Che dire?
Suppongo sia inutile che vi parli de Il Re Leone, uno dei film che ha segnato l'infanzia di tutti quelli della mia generazione. Sarà, non so, la centesima volta che lo rivedo, e ogni volta puntualmente mi commuovo, ma mai, MAI come ieri: praticamente, ero in lacrime dopo i primi 10 secondi dall'inizio. Sarà l'effetto cinema? Saranno i ricordi? Sarà che dopo 17 anni mi sono ritrovato in sala a riscoprire questo capolavoro in tutta la sua maestosità? Non saprei dire, ma sicuramente ne è valsa la pena. E' stato un piacere vedere la sala piena, con gente della mia età, nostalgici come me, e bambini che per la prima volta si divertivano e si emozionavano davanti alle vicende di Simba, Nala, Timon e Pumbaa, come è successo a me quando avevo 10 anni. Ed è stato un sollievo constatare che si trattava della versione originale, senza inutili scene aggiunte e drammatici cambi di doppiaggio. Unica pecca il 3D, che proprio non riesco a farmi piacere, ma che volete, è il prezzo da pagare per rivivere queste emozioni al giorno d'oggi.
E' un po' deprimente pensare che oggi, per riprovare queste emozioni semplici e genuine, sia necessario andare a rivedere i vecchi film, ma se questo è l'effetto, ben vengano le riedizioni. E pazienza per il 3D, ce ne faremo una ragione.
Concludo con il primo, potente poster originale: godetevelo.
Sì, sto parlando de Il Re Leone, il 32° classico Disney uscito per la prima volta nel 1994, e da ieri di nuovo nelle sale italiane "arricchito" dal 3D.
Che dire?
Suppongo sia inutile che vi parli de Il Re Leone, uno dei film che ha segnato l'infanzia di tutti quelli della mia generazione. Sarà, non so, la centesima volta che lo rivedo, e ogni volta puntualmente mi commuovo, ma mai, MAI come ieri: praticamente, ero in lacrime dopo i primi 10 secondi dall'inizio. Sarà l'effetto cinema? Saranno i ricordi? Sarà che dopo 17 anni mi sono ritrovato in sala a riscoprire questo capolavoro in tutta la sua maestosità? Non saprei dire, ma sicuramente ne è valsa la pena. E' stato un piacere vedere la sala piena, con gente della mia età, nostalgici come me, e bambini che per la prima volta si divertivano e si emozionavano davanti alle vicende di Simba, Nala, Timon e Pumbaa, come è successo a me quando avevo 10 anni. Ed è stato un sollievo constatare che si trattava della versione originale, senza inutili scene aggiunte e drammatici cambi di doppiaggio. Unica pecca il 3D, che proprio non riesco a farmi piacere, ma che volete, è il prezzo da pagare per rivivere queste emozioni al giorno d'oggi.
E' un po' deprimente pensare che oggi, per riprovare queste emozioni semplici e genuine, sia necessario andare a rivedere i vecchi film, ma se questo è l'effetto, ben vengano le riedizioni. E pazienza per il 3D, ce ne faremo una ragione.
Concludo con il primo, potente poster originale: godetevelo.
28.9.11
La guerra delle Biancanevi
In questi anni in quel di Hollywood si sta assistendo ad una nuova tendenza.
Dopo aver depredato in tutti i modi possibili il mondo dei supereroi a fumetti, con risultati a volte ottimi (Spider-man di Sam Raimi) ma il più delle volte disastrosi (qualche nome: Fantastici Quattro, Hulk, Daredevil...), ora il ricco forziere dei comics va esaurendosi, così come l'interesse delle persone, e mentre da una parte già si inizia con i reboot (il nuovo Spider-man è prossimo all'uscita nelle sale), dall'altra si cercano disperatamente nuove galline dalle uova d'oro da spennare fino all'ultima piuma.
E qual gallina più grassa dell'enorme repertorio di fiabe classiche, la maggior parte delle quali, tra l'altro, non sono nemmeno coperte dal diritto di autore?
Perché se di Pinocchio esistono qualcosa come venticinque versioni, le altre fiabe, a parte le rivisitazioni del lungimirante Walt Disney che sulle fiabe ci ha costruito un impero, sono praticamente territorio vergine nel mondo del cinema. E se c'è una cosa in cui gli americani eccellono è sverginare territori e prosciugarli fino a che non sono da buttare come strofinacci consunti.
Capostipite di questa tendenza è stato forse il Peter Pan di P.J. Hogan, uscito nel 2003, rivisitazione del racconto classico in chiave adolescenziale: praticamente, altri cinque minuti di film e Wendy e Peter finivano a letto insieme. Ma è stato l'inutile Alice in Wonderland di Tim Burton a scatenare la mania: con tutti i soldi che ha portato a casa, Hollywood si è resa conto dell'enorme potenziale delle rivisitazioni delle fiabe classiche, e così tutti a rifare le fiabe, chi in chiave dark (vedi Cappuccetto Rosso Sangue), chi in chiave avventurosa, chi in chiave moderna, e invadiamo le sale con duecento versioni della stessa fiaba prima che la gente si stufi.
Perché dovete sapere, o forse lo sapete già, che è scoppiata la guerra delle Biancanevi: ben tre film ispirati alla fiaba della principessa che per sfuggire alla matrigna si rifugia in una casetta di nani sono in procinto di uscire nelle sale di tutto il mondo.
Il primo è in cantiere in casa Disney dal 2002 e chissà se vedrà mai la luce: si tratta di The Order of the Seven, incentrato su sette spietati guerrieri dell'antica Cina. Dico, sono necessari commenti? Pare che sceneggiatore e regista siano già stati ingaggiati, ma del film non si sa ancora niente di preciso, e speriamo di continuare su questa strada.
Gli altri due film, invece, sono i veri protagonisti della guerra, uscendo praticamente in contemporanea: si tratta di Snow White di Tarsem Singh e Snow White and the Huntsman di Rupert Sanders.
Il primo racconta la storia di una fanciulla che si allea con sette nani minatori per vendicarsi della regina che ha ucciso suo padre e riprendersi il regno che le è stato sottratto. Nel ruolo di Biancaneve vedremo Lily Collins del telefilm 90210, mentre ad interpretare la regina cattiva sarà Julia Roberts. Sì, vi capisco, anch'io ho sperato fino all'ultimo che fosse solo un rumor, e invece la notizia è ufficiale.
Il secondo film, invece, vede come protagonista Kristen Stewart, la Bella di Twilight, e ora preparatevi perché non è questa la notizia più sconvolgente. Il film racconta infatti la storia di una fanciulla perseguitata dalla malvagia matrigna, invidiosa della sua bellezza. Quello che la regina non sa è che Biancaneve è stata addestrata all'arte della guerra dal cacciatore che è stato incaricato di farla fuori, e che è disposta a combattere con le unghie e con i denti per riprendersi il regno.
Ora, la domanda che io mi pongo è semplicissima: perché?
Se vuoi fare un film epico su una ragazza guerriera, che sia cinese o medievale o che so io, beh, fallo, no? Che senso ha farla passare per Biancaneve? Perché se non si era capito, possono girare anche duecento film basati su questa fiaba, ma per me la guerra delle Biancanevi è vinta in partenza: la sola, unica ed insuperabile Biancaneve cinematografica è uscita più di settanta anni fa, ed è questa qui:
26.9.11
Il Monsignor Babini torna all'attacco: Berlusconi meglio di Vendola
Sei del Pdl, sei nei guai e non sai a chi rivolgerti? Il tuo capo e i tuoi colleghi hanno la straordinaria quanto triste capacità di mettersi in ridicolo qualsiasi cosa facciano? Hai bisogno di rispalare tutta la merda di cui sei coperto sulla testa di qualcun altro, preferibilmente frocio o musulmano? Abbiamo la soluzione che fa per te! Chiama il Monsignor Babini, e lui ti darà la giusta riposta ai tuoi problemi, riportando il tuo morale alle stelle!
Ebbene sì, ancora una volta qualcuno ha sentito l'inspiegabile bisogno di conoscere il parere del Monsignor Babini, quell'82enne suonato il cui modo preferito per occupare i suoi giorni da pensionato è quello di sparare cazzate su Pontifex. Argomento di oggi, Berlusconi, Vendola e naturalmente i froci, e quanto essi siano una cosa immonda e indegna. Il Monsignore, alla domanda su cosa ne pensasse dello stile di vita di B. ha risposto così:
A parte il fatto che nessuno sano di mente può evitare di riconoscere in questa frase i segni della demenza senile, a meno che uno non neghi consapevolmente la realtà perché quello che gli interessa è avere una voce autorevole che gli dia man forte, a prescindere dal fatto che questa voce faccia dei discorsi logici o meno.
A parte questo, dicevo, io in queste parole ci vedo una chiarissima astinenza da ceppa protratta per anni. Cioè, è normale, no? Non vi capita la stessa cosa? La classica volpe che guarda l'uva.
Monsignor Babini mio, io la capisco e la compatisco, perché anche io dopo un po' che non si batte chiodo mi metto a inveire contro la razza frocia dell'universo intero, ma anche lei, a 82 anni si ricorda di queste cose? Doveva pensarci moooolto prima, e adesso guardi qui che brutta vecchiaia sta passando, e guardi poveri noi che siamo costretti a sorbirci le sue crisi da vecchia zitella vogliosa!
Ebbene sì, ancora una volta qualcuno ha sentito l'inspiegabile bisogno di conoscere il parere del Monsignor Babini, quell'82enne suonato il cui modo preferito per occupare i suoi giorni da pensionato è quello di sparare cazzate su Pontifex. Argomento di oggi, Berlusconi, Vendola e naturalmente i froci, e quanto essi siano una cosa immonda e indegna. Il Monsignore, alla domanda su cosa ne pensasse dello stile di vita di B. ha risposto così:
"Io non ne posso più della retorica inutile di Vendola. Credo, da cattolico, che la omosessualità praticata sia un peccato gravissimo e contro natura, certamente peggiore di chi va con l'altro sesso. Alla luce dei fatti, senza stilare classifiche, Vendola pecca molto di più di Berlusconi"Quindi secondo il Monsignore, è molto meno peccaminoso fare delle orge con delle prostitute minorenni e ricompensarle con cariche istituzionali che essere frocio.
A parte il fatto che nessuno sano di mente può evitare di riconoscere in questa frase i segni della demenza senile, a meno che uno non neghi consapevolmente la realtà perché quello che gli interessa è avere una voce autorevole che gli dia man forte, a prescindere dal fatto che questa voce faccia dei discorsi logici o meno.
A parte questo, dicevo, io in queste parole ci vedo una chiarissima astinenza da ceppa protratta per anni. Cioè, è normale, no? Non vi capita la stessa cosa? La classica volpe che guarda l'uva.
Monsignor Babini mio, io la capisco e la compatisco, perché anche io dopo un po' che non si batte chiodo mi metto a inveire contro la razza frocia dell'universo intero, ma anche lei, a 82 anni si ricorda di queste cose? Doveva pensarci moooolto prima, e adesso guardi qui che brutta vecchiaia sta passando, e guardi poveri noi che siamo costretti a sorbirci le sue crisi da vecchia zitella vogliosa!
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23.9.11
Notizie random arcobaleno
Eccoci tornati all'irregolare appuntamento con le notizie random, stavolta tutte dedicate al mondo lgbt, perché quello che è appena iniziato si preannuncia un autunno bollente per l'universo gay: tra promesse di outing mantenute, adolescenti suicidi e preti sieropositivi, in questi giorni una potente ondata ha travolto l'Italia (e non solo) riscuotendola dal torpore che da tanto, troppo tempo la avvolge. Si tratta di notizie di cui tutti ormai sono al corrente, ma un blog come il mio non può esimersi dal parlarne.
Iniziamo subito dalla cronaca estera. Pochi giorni dopo l'abolizione ufficiale della legge Don't ask don't tell che impediva ai militari USA (uomini e donne) di dichiarare la propria omosessualità, il quattordicenne Jamey Rodemeyer si è suicidato. Jamey, bisessuale, si era dedicato attivamente ad iniziative per combattere il bullismo contro gli omosessuali, bullismo di cui lui stesso era vittima, fino a che non ha retto e ha deciso di farla finita, lasciando un commovente ringraziamento a Lady Gaga per il suo impegno nel campo dei diritti lgbt. Come dire, un passo avanti e due indietro. L'episodio ha commosso il pianeta, e ha fatto infuriare la Germanotta, la quale ha sfoderato gli artigli e ha chiesto un colloquio con Obama per porre fine a quella che è una vera e propria piaga. La notizia si commenta da sola, non c'è bisogno di aggiungere altro. Voglio solo rivolgere una domanda al nostro Parlamento, lo stesso che poco tempo fa ha votato l'incostituzionalità di una legge contro l'omofobia: quanti ragazzi come Jamey devono morire ancora prima che voi vi rendiate conto di cosa è capace la crudeltà della gente? Quante persone hanno fatto la stessa fine di Jamey a causa della vostra ipocrisia?
E parlando di ipocrisia nel Parlamento italiano, passiamo alla prossima notizia. E' successo. E' stato annunciato da mesi, e dopo numerosi rinvii che sembravano far pensare che l'iniziativa fosse stata solo un'inconcludente minaccia, il tanto temuto outing contro i politici italiani gay e omofobi è finalmente una realtà: stamattina sul sito dell'iniziativa sono stati fatti i primi dieci nomi, senza se e senza ma, e a breve ne saranno pubblicati altri dieci (ne parla anche Repubblica).
Che dire? Non so che effetto avrà questa vera e propria bomba a mano che è stata lanciata sul mondo politico italiano. Certo, con B. di scandali ce ne sono un giorno sì e l'altro pure, e nessuno sembra troppo turbato. Ma qui si tratta di froci. Froci, tra l'altro, che per nascondersi attaccano brutalmente e sistematicamente le persone come loro. Froci responsabili della vita infernale in cui vivono i gay italiani. Non so se queste persone mi fanno più pena o più schifo. Forse tutti e due. Probabilmente nei prossimi giorni si alzerà un polverone, con un abuso di termini come diffamazione e privacy. Fanculo, dico io. Perché se uno da una parte lo prende in culo, dall'altra si para quello stesso culo grazie alle poltrone che occupa, esaltando la famiglia naturale di giorno e facendo bocchini di notte, beh, quel qualcuno è un pezzo di merda e un pavido e non merita nessun rispetto. E in amore e guerra tutto è concesso, e questo di sicuro non è il primo caso. Nel frattempo Emilio Fede, vista l'aria che tira, si dedica a dieci minuti battutine omofobe a rivolte a Vendola (cliccate il link per ascoltare). Tranquillo, Emilio, lo sappiamo che non sei gay, tu selezioni solo le puttane per il tuo capo.
Ipocrisia e omofobia fanno rima con Chiesa cattolica. Ed parliamo quindi di Don Carlo Rebagliati, intervistato in questi giorni a Mattino 5. Per dire cosa? Che i gay sono contro natura? Che Dio scaglierà fulmini e saette su tutti i culattoni? No, Don Carlo ha ammesso di essere gay e sieropositivo, e di avere confessato tutto al proprio direttore spirituale il quale gli ha detto in parole povere "tanto se sei prete non scopi comunque, fine della questione". Pare vero. Oggi Don Carlo è indagato per induzione alla prostituzione. Leggetevi l'intervista pubblicata da Repubblica, e poi ditemi: la Chiesa, che parla tanto di natura e cazzi e mazzi, ma si rende conto di quanto sia innaturale e forzata l'astinenza sessuale che impone ai preti? Se non vuole rendersene conto, amen. Ma almeno non rompesse il cazzo con chi ha scelto di non vivere una vita nella frustrazione come hanno fatto loro.
Intanto ho sentito raccontare da un amico gay di cui non rivelerò il nome (protezione delle fonti, come insegna il buon Mikael Blomkvist della trilogia Millennium) che anche nel suo paese c'era un prete gay e sieropositivo, che prima si inculava i ragazzetti e poi li accompagnava a fare il test dell'HIV.
E concludiamo con una notizia leggera, che riguarda il mondo gay da vicino. A Londra si è appena svolta l'annuale serata di beneficenza della Fondazione Raissa Gorbaciova per i bambini malati di cancro. E che c'entrano i gay? C'entrano perché alla serata ha partecipato la meravigliosa Geri Halliwell, un'icona per tutti i gay della mia generazione. E lasciatemelo dire, è sempre stata la più fica delle Spice, ma questa più si fa vecchia più è bella. Pare che Geri stia per pubblicare un nuovo album: sarà vero? Chissà, intanto godiamocela in tutto il suo splendore.
E parlando di ipocrisia nel Parlamento italiano, passiamo alla prossima notizia. E' successo. E' stato annunciato da mesi, e dopo numerosi rinvii che sembravano far pensare che l'iniziativa fosse stata solo un'inconcludente minaccia, il tanto temuto outing contro i politici italiani gay e omofobi è finalmente una realtà: stamattina sul sito dell'iniziativa sono stati fatti i primi dieci nomi, senza se e senza ma, e a breve ne saranno pubblicati altri dieci (ne parla anche Repubblica).
Ipocrisia e omofobia fanno rima con Chiesa cattolica. Ed parliamo quindi di Don Carlo Rebagliati, intervistato in questi giorni a Mattino 5. Per dire cosa? Che i gay sono contro natura? Che Dio scaglierà fulmini e saette su tutti i culattoni? No, Don Carlo ha ammesso di essere gay e sieropositivo, e di avere confessato tutto al proprio direttore spirituale il quale gli ha detto in parole povere "tanto se sei prete non scopi comunque, fine della questione". Pare vero. Oggi Don Carlo è indagato per induzione alla prostituzione. Leggetevi l'intervista pubblicata da Repubblica, e poi ditemi: la Chiesa, che parla tanto di natura e cazzi e mazzi, ma si rende conto di quanto sia innaturale e forzata l'astinenza sessuale che impone ai preti? Se non vuole rendersene conto, amen. Ma almeno non rompesse il cazzo con chi ha scelto di non vivere una vita nella frustrazione come hanno fatto loro.
Intanto ho sentito raccontare da un amico gay di cui non rivelerò il nome (protezione delle fonti, come insegna il buon Mikael Blomkvist della trilogia Millennium) che anche nel suo paese c'era un prete gay e sieropositivo, che prima si inculava i ragazzetti e poi li accompagnava a fare il test dell'HIV.
E concludiamo con una notizia leggera, che riguarda il mondo gay da vicino. A Londra si è appena svolta l'annuale serata di beneficenza della Fondazione Raissa Gorbaciova per i bambini malati di cancro. E che c'entrano i gay? C'entrano perché alla serata ha partecipato la meravigliosa Geri Halliwell, un'icona per tutti i gay della mia generazione. E lasciatemelo dire, è sempre stata la più fica delle Spice, ma questa più si fa vecchia più è bella. Pare che Geri stia per pubblicare un nuovo album: sarà vero? Chissà, intanto godiamocela in tutto il suo splendore.
21.9.11
Serate romane: gli Oblivio al Sinister Noise
Con la chiusura del Village e il concomitante freddo pungente che è arrivato all'improvviso in questi giorni, si può dire che l'estate è ufficialmente giunta al termine, e con essa sono finiti i tempi delle birre lungo la spiaggia, delle passeggiate al chiaro di luna e dei gelati in piazzetta, mentre ricomincia la stagione delle serate chiusi nei localini, al riparo dal gelo, magari con la possibilità di assistere a qualche bel live e ascoltare della buona musica.
Eh sì, tutta questa digressione era per introdurre l'argomento del post di oggi, ossia la musica. E che musica, vi chiederete? Lady Gaga, Madonna o qualche altra frociata pop? Eh no, cari miei, stavolta parliamo di rock, perché anche se può suonare strano non si campa di solo pop, e anche se finora dai miei post non è emerso, una delle cose che adoro è rintanarmi con gli amici in un pubbetto, bere tanta birra e sentir suonare qualche bravo gruppo emergente.
Ed è proprio di un gruppo emergente che stavolta voglio parlare: si tratta degli Oblivio, band romana che ieri sera si è esibita al Sinister Noise, quel covo di metallari di fronte a Dolce Notte, per presentare il suo nuovo EP, The Distant Shoreline (acquistabile anche su iTunes).
Gli Oblivio, che già hanno pubblicato altri dischi con la precedente formazione, e che a quanto pare hanno già un nutrito gruppo di fedelissimi (gli iscritti alla pagina di Facebook sono già 914, non male, no?) per l'occasione, oltre ai brani dell'EP (belle la title track e Dedica, a quanto pare il cavallo di battaglia della band), hanno presentato una manciata di nuove canzoni che faranno parte di un altro EP di prossima pubblicazione, e si spera anche dell'album.
Sono sempre stato convinto del fatto che gruppi come gli Oblivio, formati da giovani che mettono passione in quello che fanno, siano sempre da incoraggiare, a maggior ragione se sono bravi. E gli Oblivio caspita se sono bravi. Ora, io di musica non ci capisco niente, mi piace ascoltarla dal vivo, ma non ne so niente di strumenti, acustica, riff, mixer e tutte queste cose tecniche che piacciono tanto agli appassionati del genere. Tuttavia, se dei musicisti sono bravi si sente anche se non ci capisci una sega. E gli Oblivio, ripeto, sono bravi, le loro canzoni ti avvolgono e ti trasportano, fino a riempirti. E il cantante? Ne vogliamo parlare? Uno sguardo magnetico che ti rapisce e una voce calda e potente, di quelle che si infilano nelle viscere e le fanno vibrare (peccato solo che l'acustica di merda del locale non gli rendeva per niente giustizia).
Insomma, con la bella esibizione di ieri, la stagione invernale dei pub è stata inaugurata proprio nel migliore dei modi.
Chi si è incuriosito, può iscriversi alla loro pagina di Facebook, dalla quale è possibile scaricare gratuitamente alcuni pezzi e qualche demo, oppure può visitare il loro sito ufficiale. E se vi piacciono, spendeteli sti due euro per comprarvi l'EP, che i ragazzi i soldi li cacciano di tasca propria, e meritano che i loro sforzi e i loro sacrifici vadano premiati.
Che poi, tanto per concludere, il cantante è un gran fico e beato a chi se lo scopa. Anzi facciamo così, che nessuno si azzardi a mettergli gli occhi addosso che lo sfonno!
Eh sì, tutta questa digressione era per introdurre l'argomento del post di oggi, ossia la musica. E che musica, vi chiederete? Lady Gaga, Madonna o qualche altra frociata pop? Eh no, cari miei, stavolta parliamo di rock, perché anche se può suonare strano non si campa di solo pop, e anche se finora dai miei post non è emerso, una delle cose che adoro è rintanarmi con gli amici in un pubbetto, bere tanta birra e sentir suonare qualche bravo gruppo emergente.
Ed è proprio di un gruppo emergente che stavolta voglio parlare: si tratta degli Oblivio, band romana che ieri sera si è esibita al Sinister Noise, quel covo di metallari di fronte a Dolce Notte, per presentare il suo nuovo EP, The Distant Shoreline (acquistabile anche su iTunes).
Gli Oblivio, che già hanno pubblicato altri dischi con la precedente formazione, e che a quanto pare hanno già un nutrito gruppo di fedelissimi (gli iscritti alla pagina di Facebook sono già 914, non male, no?) per l'occasione, oltre ai brani dell'EP (belle la title track e Dedica, a quanto pare il cavallo di battaglia della band), hanno presentato una manciata di nuove canzoni che faranno parte di un altro EP di prossima pubblicazione, e si spera anche dell'album.
Sono sempre stato convinto del fatto che gruppi come gli Oblivio, formati da giovani che mettono passione in quello che fanno, siano sempre da incoraggiare, a maggior ragione se sono bravi. E gli Oblivio caspita se sono bravi. Ora, io di musica non ci capisco niente, mi piace ascoltarla dal vivo, ma non ne so niente di strumenti, acustica, riff, mixer e tutte queste cose tecniche che piacciono tanto agli appassionati del genere. Tuttavia, se dei musicisti sono bravi si sente anche se non ci capisci una sega. E gli Oblivio, ripeto, sono bravi, le loro canzoni ti avvolgono e ti trasportano, fino a riempirti. E il cantante? Ne vogliamo parlare? Uno sguardo magnetico che ti rapisce e una voce calda e potente, di quelle che si infilano nelle viscere e le fanno vibrare (peccato solo che l'acustica di merda del locale non gli rendeva per niente giustizia).
Insomma, con la bella esibizione di ieri, la stagione invernale dei pub è stata inaugurata proprio nel migliore dei modi.
Chi si è incuriosito, può iscriversi alla loro pagina di Facebook, dalla quale è possibile scaricare gratuitamente alcuni pezzi e qualche demo, oppure può visitare il loro sito ufficiale. E se vi piacciono, spendeteli sti due euro per comprarvi l'EP, che i ragazzi i soldi li cacciano di tasca propria, e meritano che i loro sforzi e i loro sacrifici vadano premiati.
Che poi, tanto per concludere, il cantante è un gran fico e beato a chi se lo scopa. Anzi facciamo così, che nessuno si azzardi a mettergli gli occhi addosso che lo sfonno!
13.9.11
Nuova denuncia contro il Papa all'Aja
Uuhhh che brutta ariaccia che tira in questi giorni tra le colonne di piazza San Pietro!Non bastano tutte le rogne degli ultimi tempi, tra Facebook che richiede a gran voce l'abolizione di tutti i privilegi economici e fiscali del Vaticano, i politici che fanno sempre più fatica a far credere alla gente che l'Italia sia un paese cattolico, e tutti quei frociacci maledetti che spuntano fuori come funghi che come cazzo fanno a riprodursi non si sa, germinazione spontanea, e che ormai sono incontenibili, non è più possibile chiuderli tutti nei conventi come si faceva una volta. Già tutto questo sarebbe sufficiente a far perdere il sonno a un santo, figuriamoci a Ratzinger e ai suoi paggetti, ci mancava pure un'altra denuncia per crimini contro l'umanità! Chissà com'è che erano riusciti a far passare in sordina quella precedente, che ecco qualche sconsiderato senza ritegno ci riprova!
Stavolta ad avanzare la denuncia è la Snap (Survivors network of those abused by priests, rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti), che oltre ad accusare Ratzinger tira in ballo anche i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Sodano. Il reato (comprovato) è quello di copertura delle violenze commesse dai prelati contro i minori, attribuendo al Papa la diretta responsabilità, per aver fatto sì che tali crimini venissero messi a tacere e rimanessero impunti. La Snap lancerà un tour in Europa per sensibilizzare le persone e illustrare i capi d'accusa.
Snap, Snap, ma che non lo sai che morto un Papa se ne fa un altro? L'unica soluzione veramente efficace al problema sarebbe scardinare dalle fondamenta tutto il potere del Vaticano e della Chiesa cattolica. Come? Per esempio iniziando a non mandare i bambini in chiesa e al catechismo. E' vero che i pedofili non stanno solo in chiesa, ma almeno riduciamo di una bella percentuale le probabilità che i nostri figli incappino in qualche situazione spiacevole. Anche se per fare le cose fatte per bene dovreste evitare di battezzarli e già che ci siete sbattezzarvi anche voi. Che poi sta cosa dei figli la scrivo in un blog per froci, in un paese in cui i froci già è tanto che non li mettono al rogo, figuriamoci avere dei figli, e allora è tutto un cazzo che parlo...
UPDATE: caspita, stavolta la cosa sembra seria! Tutti i giornali ne parlano (è uscito anche un interessante intervento del vaticanista Marco Ansaldo su Repubblica) e già sono arrivate le prime reazioni da parte di diversi cardinali, a cui evidentemente hanno iniziato a tremare le gambe da sotto le sottane. In effetti se la denuncia dovesse essere accolta, sarebbe una bella botta! Daje Ratzi, tranquillo che tanto lo sai che il tuo Dio sarà distratto ma per voi ha sempre un occhio di riguardo: scommettiamo che le chiappe te le salva pure stavolta?
12.9.11
Madonna schifa Berlusconi...
... e io la adoro più che mai.
In un'intervista rilasciata ad Oggi durante la sua permanenza a Venezia, la diva delle dive ha dichiarato con malcelata nonchalance: "Cosa penso di Berlusconi? Non vorrei parlarne adesso. Ma il settimanale inglese Economist ha già detto tutto, no?"
E cosa ha detto esattamente l'Economist? Tra le tante cose, ha detto questo:
In un'intervista rilasciata ad Oggi durante la sua permanenza a Venezia, la diva delle dive ha dichiarato con malcelata nonchalance: "Cosa penso di Berlusconi? Non vorrei parlarne adesso. Ma il settimanale inglese Economist ha già detto tutto, no?"
E cosa ha detto esattamente l'Economist? Tra le tante cose, ha detto questo:
Non voglio parlare dell'immagine che hanno gli stranieri di quest'uomo e del paese che sta rovinando. Non voglio nemmeno parlare della ridicola reazione di Daniela Santanchè, che perde sempre ogni buona occasione per tapparsi la bocca, che accusa Madonna di offendere gli italiani augurandole di guardarsi il suo film da sola, e che dimostra ancora una volta quanto a questo governo ancora sfugga ancora lo sgradevole particolare che essere stati eletti democraticamente non significa acquisire sovranità indiscussa ed essere esente da critiche, soprattutto considerato che merde secche come lei e il suo padrone stanno mandando il paese a puttante (che poi l'onorevole si dispiace per il fatto che Madonna critichi così il governo, dal momento che ha origini italiane. Che c'è da dispiacersi? Forse che l'onorevole Santanchè abbia voluto sottintendere che gli italiani non possono criticare Berlusconi?).
No, non voglio parlare di tutto questo.
Quello che voglio dire è che Madonna è la mia regina, che sarò eternamente al suo più umile servizio e che la mia devozione per lei è tale che le darei in pasto i miei coglioni, se solo me lo chiedesse.
10.9.11
La sagra dell'ipocrisia
Qualche giorno fa Giancarlo Lehner affermava che i rapporti gay tra uomini sono violenti per natura e basati sulla sopraffazione, e non possono essere per nulla paragonati ai rapporti etero, caratterizzati invece dal desiderio di dare affetto.
Ieri sera, a Roma, una ragazza di 24 anni è morta praticamente impiccata, un'altra di 23 anni è in gravi condizioni. Le due ragazze, romane, stavano partecipando insieme ad altri romani ad un gioco erotico, ispirato all'arte della legatura giapponese, Kinbaku, basata sulla stimolazione di punti anatomici attraverso un complicato intreccio di nodi.
E' questa la dimostrazione della dolcezza e della purezza dei rapporti etero di cui parla Lehner. Sono questi l'affetto e l'amore che possono garantire solo le relazioni tra un uomo e una donna. E' questo il rispetto per l'altra persona di cui i perversi e violenti rapporti gay sono del tutto privi. Sono questi i rapporti sani, naturali, quelli che non spaventano e non turbano, e che fanno dormire sonni tranquilli a bambini e genitori.
Sono questi gli esempi da trasmettere e da diffondere, non come quegli sfacciati telefilm tedeschi che osano mostrare matrimoni gay e che quindi sono da censurare, per preservare il candore dei fragili spettatori italiani, né come lo scandaloso libro per bambini di Altan, Piccolo Uovo, che qualcuno osa introdurre negli asili.
Le perversioni, le violenze, i soprusi esistono, tra gli etero come tra i gay, e anche solo scrivere una frase del genere mi sembra banale, tanto è scontata. Ma l'italiano cattolico è chiamato a rimuoverli, cancellarli dalla coscienza nel primo caso, ad erigerle a paradigma delle dinamiche dei rapporti nel secondo caso. Il buon italiano deve essere cieco di fronte alla realtà, deve essere bravo a dimenticare ciò che è scomodo, ed è chiamato, se necessario, ad essere sfacciato e ipocrita, negando l'evidenza e inventando accuse. La famiglia uomo-donna è l'unica accettata da Dio e tutelata dallo Stato, e quindi è l'unica buona e giusta, scientificamente, moralmente, istituzionalmente. Se ci sono dei casi di perversione, sono, appunto, perversioni. Le relazioni uomo-uomo o donna-donna sono abiette, immorali, contro natura. La perversione è la regola. L'amore, l'affetto, i sentimenti, quelli sono dettagli da rimuovere, prove da sotterrare per non contraddire la versione ufficiale delle cose. Come per il telefilm tedesco, come per Piccolo Uovo.
Ieri sera, a Roma, una ragazza di 24 anni è morta praticamente impiccata, un'altra di 23 anni è in gravi condizioni. Le due ragazze, romane, stavano partecipando insieme ad altri romani ad un gioco erotico, ispirato all'arte della legatura giapponese, Kinbaku, basata sulla stimolazione di punti anatomici attraverso un complicato intreccio di nodi.
E' questa la dimostrazione della dolcezza e della purezza dei rapporti etero di cui parla Lehner. Sono questi l'affetto e l'amore che possono garantire solo le relazioni tra un uomo e una donna. E' questo il rispetto per l'altra persona di cui i perversi e violenti rapporti gay sono del tutto privi. Sono questi i rapporti sani, naturali, quelli che non spaventano e non turbano, e che fanno dormire sonni tranquilli a bambini e genitori.
Sono questi gli esempi da trasmettere e da diffondere, non come quegli sfacciati telefilm tedeschi che osano mostrare matrimoni gay e che quindi sono da censurare, per preservare il candore dei fragili spettatori italiani, né come lo scandaloso libro per bambini di Altan, Piccolo Uovo, che qualcuno osa introdurre negli asili.
Le perversioni, le violenze, i soprusi esistono, tra gli etero come tra i gay, e anche solo scrivere una frase del genere mi sembra banale, tanto è scontata. Ma l'italiano cattolico è chiamato a rimuoverli, cancellarli dalla coscienza nel primo caso, ad erigerle a paradigma delle dinamiche dei rapporti nel secondo caso. Il buon italiano deve essere cieco di fronte alla realtà, deve essere bravo a dimenticare ciò che è scomodo, ed è chiamato, se necessario, ad essere sfacciato e ipocrita, negando l'evidenza e inventando accuse. La famiglia uomo-donna è l'unica accettata da Dio e tutelata dallo Stato, e quindi è l'unica buona e giusta, scientificamente, moralmente, istituzionalmente. Se ci sono dei casi di perversione, sono, appunto, perversioni. Le relazioni uomo-uomo o donna-donna sono abiette, immorali, contro natura. La perversione è la regola. L'amore, l'affetto, i sentimenti, quelli sono dettagli da rimuovere, prove da sotterrare per non contraddire la versione ufficiale delle cose. Come per il telefilm tedesco, come per Piccolo Uovo.
7.9.11
Virilità e misure: la parola agli scienziati
Dopo il polpettone cosmico dello scorso post, ci vuole proprio un bel post cazzeggione di quelli fatti come si deve. E quale argomento migliore se non il dilemma che attanaglia il maschio umano dalla notte dei tempi, ossia quello della relazione tra virilità e misure?
Quante volte avete sentito dire la frase "le misure non contano"? Boiate, le misure contano eccome, una recente ricerca condotta da un gruppo di scienziati britannici e pubblicata oggi su Repubblica parla chiaro: più ce l'hai lungo e più sei maschio. In altre parole, è stato provato attraverso il più ampio studio in materia che la lunghezza è direttamente collegata al livello di testosterone di una persona.
Avete capito di cosa stiamo parlando? Sì? Lo sapevo, subito a pensar male, porchi!
Sto parlando dell'ANULARE!
Questi scienziati, evidentemente tutti single e senza nessun altro modo di occupare loro il tempo, hanno notato che gli uomini tendono ad avere l'anulare più lungo dell'indice, le donne il contrario (o per lo meno, ce l'hanno uguali), così si sono messi a misurare l'indice e l'anulare di un numero indeterminato di uomini e donne e sono giunti a risultati del tutto inaspettati: innanzitutto, gli uomini con l'indice più corto sono più dominanti e aggressivi, rimorchiano di più e hanno più successi economici, mentre quelli con l'indice più lungo sono in genere più dolci e remissivi. Per quanto riguarda le donne, invece, quelle con l'anulare più lungo hanno più successo nello sport e sono più competitive. Lo stesso vale per i bambini: quelli con l'anulare più lungo dell'indice sono più portati per le materie scientifiche. La scoperta potrebbe anche permettere di prevedere malattie come il tumore alla prostata, a cui sarebbero più soggetti quelli con l'anularone.
Sembra proprio quindi che a contare sia sì la lunghezza, ma non quella lunghezza lì come tutti abbiamo sempre erroneamente pensato, bensì la lunghezza dell'anulare: ci avreste mai creduto voi? Già vi vedo tutti con il centimetro in mano, come quella barzelletta che fa "lo sai che gli handicappati hanno la mano più grande del viso?" e subito tutti a mettersi le mani in faccia. E dato che nemmeno io ho resistito alla tentazione, vi dico le mie misure: indice 9 cm, anulare 8,5 cm, e finalmente si spiegano tante cose.
Ringraziamo infinitamente questi scienziati britannici, per il loro prezioso apporto al mondo della scienza.
Solo un piccolo consiglio: scopate.
Quante volte avete sentito dire la frase "le misure non contano"? Boiate, le misure contano eccome, una recente ricerca condotta da un gruppo di scienziati britannici e pubblicata oggi su Repubblica parla chiaro: più ce l'hai lungo e più sei maschio. In altre parole, è stato provato attraverso il più ampio studio in materia che la lunghezza è direttamente collegata al livello di testosterone di una persona.
Avete capito di cosa stiamo parlando? Sì? Lo sapevo, subito a pensar male, porchi!
Sto parlando dell'ANULARE!
Sembra proprio quindi che a contare sia sì la lunghezza, ma non quella lunghezza lì come tutti abbiamo sempre erroneamente pensato, bensì la lunghezza dell'anulare: ci avreste mai creduto voi? Già vi vedo tutti con il centimetro in mano, come quella barzelletta che fa "lo sai che gli handicappati hanno la mano più grande del viso?" e subito tutti a mettersi le mani in faccia. E dato che nemmeno io ho resistito alla tentazione, vi dico le mie misure: indice 9 cm, anulare 8,5 cm, e finalmente si spiegano tante cose.
Ringraziamo infinitamente questi scienziati britannici, per il loro prezioso apporto al mondo della scienza.
Solo un piccolo consiglio: scopate.
Uomini che odiano le donne
L'altro giorno ho finito di leggere Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan, un mattone di quasi ottocento pagine che mi ha tenuto impegnato quasi un mese: bellissimo. Solo che dopo questa lettura sfiancante, avevo bisogno di qualcosa che mi rilassasse un po' il cervello. Mi sono messo a spulciare un po' per casa, e spulcia di qua, spulcia di là, ecco che salta fuori Uomini che odiano le donne, primo romanzo della saga poliziesca dello svedese Stieg Larsson, che poverello ha tirato le cuoia, pace all'anima sua, e la sua saga è rimasta per forza di cose una trilogia, la Trilogia Millennium. Ho fatto un po' di mente locale: poliziesco = svago = cervello in stand-by. Perfetto. Che poi si tratta del caso letterario degli ultimi anni, con milioni di copie vendute, film svedesi già usciti e versione hollywoodiana in arrivo, e quindi diciamo che un po' di curiosità mi era venuta da un bel pezzo.
Apro una parentesi: leggo di tutto e non ho assolutamente nulla contro i casi letterari e quella che viene definita, spesso con senso dispregiativo, letteratura d'intrattenimento. Sono convinto che la lettura è prima di tutto un piacere, come qualsiasi altra cosa, senza contare che la cosiddetta Letteratura con la L grande spesso si riduce a mero esercizio di stile e di erudizione, vedi l'ultimo di Umberto Eco. In altre parole, se una cosa vale, vale, punto e basta. Peccato che non tutto vale, e certe cose sono delle tali boiate succhiasoldi, sciape e insapori che lasciamo perdere che sennò vado fuori tema.
E' così, quindi, che ho deciso che era arrivato il momento di leggere questo thriller di 600 e passa pagine. Due giorni dopo era finito.
Ah, altra parentesi, è inutile che vi dica che questo post conterrà centinaia di **SPOILER**.
Uomini che odiano le donne non è certo letteratura alta, è letteratura di intrattenimento in tutto e per tutto, ma è letteratura di intrattenimento che vale, di quella che fa il suo dovere e lo fa per bene. Voglio dire, un libro di 600 pagine che si fa leggere in due giorni in qualche modo deve valere per forza.
Adesso arriva la parte difficile: spiegare perché mi è piaciuto. Dal momento che proprio non sono capace - ho tipo un blocco - lo farò mettendo questo libro a confronto con un altra serie di thriller che è diventata caso letterario negli ultimi anni e che io ho letto solo per appurare quanto mi facesse cagare: sto parlando di Dan Brown e dei suoi Il codice Da Vinci, Angeli e demoni e basta che gli altri mi sono rifiutato.
Partiamo subito dalle trame:
Uomini che odiano le donne è ambientato in Svezia, e i protagonisti sono il giornalista economico e fuori dagli schemi Mikael Blomkvist e l'hacker Lisbeth Salander. I due si trovano a dover indagare sulla scomparsa avvenuta quarant'anni prima di Harriet Vanger, nipote prediletta del vecchio capo delle industrie Vanger. La famiglia Vanger è composta tra l'altro di pazzi svitati con passati da nazisti, tutti presenti sul luogo del fattaccio (un'isola il cui accesso alla terra ferma era bloccato per un incidente) e quindi tutti potenzialmente colpevoli. L'indagine, inizialmente intrapresa con molto scetticismo, porterà a rivelazioni scioccanti, che comprendono donne trucidate brutalmente, razzismo, antisemitismo e citazioni del Levitico (sì, proprio quel libro della Bibbia noto per essere preso alla lettera solo per quanto riguarda i gay).
La trama del Codice Da Vinci e di Angeli e Demoni è di tutt'altra pasta: nessun intrigo familiare, ma cospirazioni mondiali da parte di sette segrete e fanatici religiosi, laboratori segreti e ricerche impossibili di monili leggendari e principesse scomparse, il tutto seguendo le tracce che sono state lasciate dai più grandi artisti nel corso della storia. Qualcuno ha detto megalomania?
Uomini che odiano le donne è un'indagine su crimini efferati, con personaggi grotteschi e risvolti raccapriccianti, ma se ci pensiamo bene tratta di vicende che potrebbero benissimo capitare ai nostri giorni, cosa sottolineata dal filo conduttore di tutta la storia, ossia la violenza sulle donne, fatto, questo, evidenziato dai dati statistici disseminati all'inizio di ogni capitolo. Critica sociale, dunque: una famiglia potente, rispettabile e stimata che nasconde una facciata brutale e disumana. Critica sociale sottolineata anche dal mestiere del protagonista, un giornalista indipendente che denuncia i reati economici e attacca gli altri giornalisti, i quali non fanno altro che piegarsi al potere, e noi in Italia ne sappiamo qualcosa.
Leggere Dan Brown, invece, è come vedere uno qualsiasi dei milioni di film d'azione americani, che ok i templari, ok gli Illuminati, ok tutte le curiosità storico-artistiche, ma talmente irreali e talmente pompati da far sembrare il tutto la versione Misson Impossible del Nome della Rosa.
Anche l'elemento religioso presente nei due autori è di stampo diverso: in Dan Bronw è centrale, ed è fatto apposta per scandalizzare, fare baccano, esagerato e esasperato, come il neo-papa che organizza un eccidio e si dà fuoco in cima a San Pietro in una scena di una teatralità da blockbuster manco fosse Guerre Stellari. In Larsson, invece, il tema religioso è velato e accennato, infonde sì quel gusto esoterico e dark, ma fondamentalmente serve per sviare le indagini: l'assassino è semplicemente uno svitato, un pazzo sadico che macella le donne per piacere, come se ne sentono ogni giorno al tg, e quindi molto più spaventoso di un qualsiasi frate che si fustiga con il cilicio per eccesso di fanatismo. Perché in Dan Brown è tutto così irreale ed esagerato che anche le cose che dovrebbero far raccapriccio si livellano sull'irrealtà generale e smettono di essere temibili.
Parliamo ora dei personaggi, tema che mi sta particolarmente a cuore:
I personaggi di Dan Brown sono quanto di più piatto e stereotipato esista: il professore col fascino del secchione, la donna bella e letale, il poliziotto sospettoso, il cattivo inaspettato (che vabbè, è un giallo), ma tutti loro fondamentalmente non hanno nulla di umano. In Uomini che odiano le donne, invece, i personaggi sono tutti affascinanti e ben delineati psicologicamente, con l'apice nella figura ormai cult delll'hacker Lisbeth Salander: una sociopatica glaciale e violenta, con disturbi della personalità (secondo i giudici) e che si fa giustizia da sola (si rifiuta di avere a che fare con la polizia, anche dopo la risoluzione del caso), che va in giro traforata dai piercing e dagli aghi dei tatuatori. Una ragazza che si rifiuta di avere contatti umani, se non con Mikael Blomkvist, l'unica persona che la tratta da essere umano, senza pregiudizi e senza cercare di portarla sulla retta via. Se in Dan Brown i personaggi si dividono in buoni e in cattivi, ad eccezione del colpevole che per esigenze di trama deve essere insospettabile, in Larsson questa divisione è labile. A parte Mikael Blomkvist che ricordiamolo si fa tre mesi in galera, e a parte i Vanger che chi più chi meno hanno tutti il loro grado di stronzaggine, prendiamo Lisbeth: Lisbeth è una vittima, ha un passato e un presente dolorosi, e anche se contribuisce a stanare un killer seriale, lo fa per odio personale contro questa categoria di "uomini che odiano le donne", non per senso morale o della giustizia. E parlando di morale, è morale non aver denunciato la cosa alla polizia? E' morale la sua occupazione di hacker? E' morale aver risolto il suo problema con il tutore-stupratore legandolo e tatuandogli la frase IO SONO UN SADICO PORCO, UN VERME E UNO STUPRATORE a tutto petto?
C'è poi un'altra differenza: prendete il professor Langdon, protagonista di Dan Brown. E prendete la scena alla fine di Angeli e Demoni, quando lui si trova su un elicottero che sta per esplodere a causa dell'anti-materia, e al momento dell'apocalisse totale lui si salva usando un asciugamano che ha trovato lì per lì come paracadute e virando verso il Tevere. Un asciugamano. Un professore di storia dell'arte. Cioè, roba che nemmeno Indiana Jones. Ma quale essere umano, seppure fuori dall'ordinario, potrebbe fare mai una cosa per cui sono necessari sangue no freddo, freddissimo, e anni e anni di addestramento?
Invece le vicende in cui sono coinvolti i personaggi di Larsson sono in tutto e per tutto coerenti con le loro personalità e con le loro possibilità. Se qualcosa di straordinario c'è, è perché i personaggi sono in grado di farlo. Se Lisbeth Salander è in grado, con un computer, di infilarsi anche nel bucio di culo di mia nonna, è perché lei è sì una personalità chiusa e instabile, ma con una memoria fotografica eccezionale e forse affetta da sindrome di Asperger, una forma di autismo che porta comportamenti asociali ma anche capacità intellettive sopra la media.
Vedete quanto divento noioso quando parlo di qualcosa che mi piace?
Faccio un breve riassunto per chi non ce l'ha fatta a leggere tutto il polpettone: Dan Brown e Stieg Larsser, due autori di gialli, due saghe d'intrattenimento, la prima Tomb Raider al maschile al Louvre e al Vaticano, la seconda una storia spaventosamente sobria e comune, senza quel sensazionalismo a tutti i costi e con uno sfondo nemmeno troppo nascosto di critica sociale. E adesso semplicemente fremo per leggere gli altri due.
Prima di finirla che ci siamo rotti tutti, dico due parole sul film, per ora quello svedese che quello americano esce a dicembre. Niente di che, qualche modifica alla trama ma poco importa, l'essenziale è il risultato, discreto ma niente di memorabile. Solo una cosa: i personaggi, cavolo, i personaggi! Questo è il rischio più grande di quando si fanno queste trasposizioni, snaturare i personaggi. A parte Mikael che sembra un vecchio cretino e con la faccia butterata, ma Lisbeth! Ma chi è quella figa?? Figa e ESPRESSIVA! Non sono due piercing e un taglio emo a fare un personaggio emarginato: Lisbeth è uno scrocchiazzeppi di un metro e mezzo freddo e imperscrutabile e che non manifesta la minima emozione, che sia rabbia, dolore o piacere. Nel film invece è strafottente e sfacciata, oltre a essere troppo, troppo figa. Addirittura c'è una scena in cui (mi pare) va dal suo tutore, che sappiamo che fine fa, viene fatta sedere e dice "grazie". Grazie! Sto regista praticamente non c'ha capito un cazzo. Chissà che verrà fuori dalla versione americana. Daniel Craig nel ruolo di Mikael mi sembra decisamente più azzeccato, e anche Lisbeth visivamente rispecchia molto di più l'idea che mi ero fatto di lei. Bisogna vedere solo la realizzazione, sperando che David Fincher, che insomma non è il primo arrivato, faccia un lavoro come si deve e che non mi tiri fuori l'ennesimo Codice Da Vinci senza arte né parte che sennò stavolta ho finito ufficialmente di vedere trasposizioni americane dei romanzi di successo.
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29.8.11
I mostri di Bomarzo
A quanto pare quest'estate è all'insegna di paesini medievali misteriosi e inquietanti: l'ultimo da me visitato in ordine cronologico è Bomarzo, in provincia di Viterbo (l'altro paese è questo qui), famoso per il celebre Sacro Bosco, o Parco dei Mostri. Fatto realizzare nel 1552 dal principe Pier Francesco Orsini detto Vicino, non si sa se per qualche motivo esoterico o semplicemente perché era uno svitato, il parco è un complesso architettonico unico nel suo genere, in cui sono dislocate delle sculture rappresentanti mostri e creature mitologiche perfettamente integrate nella natura del luogo. Abbandonato dopo la morte del principe, il parco per secoli è stato impiegato per far pascolare le pecore, fino a che non è stato riscoperto da Giancarlo e Tina Severi Bettini nel Novecento, suscitando l'entusiasmo degli studiosi che ancora si stanno lambiccando il cervello per comprenderne il senso, se mai ce ne sia uno. In seguito è stato restaurato e aperto al pubblico, con grande indignazione delle pecore.Insomma, dicevamo, i mostri: certo che quelli di un tempo erano veramente poco spaventosi, imbattersi in un qualsiasi abitante di Acilia incute molto più terrore, ma immedesimiamoci nell'atmosfera del tempo e andiamo a vedere uno per uno i mostri più impressionanti e con la storia più misteriosa e interessante.
Il gigante:
Statua monumentale che rappresenta due figure maschili avvinghiate in una posa improbabile. Molti studiosi si chiedono ancora chi rappresentino, c'è chi dice che si tratti di Ercole che squarta Caco, chi invece ci vede Orlando furioso che si libera dell'armatura per smembrare un contadino di passaggio, chi invece semplicemente ci vede una coppia omo con una sfrenata fantasia.
Le sirene:
Le spaventose creature mitologiche metà donne e metà pesce, antenate dei moderni trans, mirabolanti donne con il pesce e temibili ammaliatrici di uomini sprovveduti al pari delle loro ave. Dopo che il parco fu riportato alla luce, si è scoperto che le sirene erano delle amatrici fenomenali, in grado di fare delle spaccate che garantivano il massimo del godimento.
I mostri Robb e XieZhi:
Gli unici mostri viventi del parco, gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere la loro natura e la loro origine, ma sono talmente sfuggenti che non è stato possibile giungere a nessuna conclusione, un po' come lo Yeti. Sono forse i mostri più spaventosi del parco: da secoli si nascondono negli anfratti, tra la vegetazione e dietro i monumenti, facendo cose sconce e spaventando i bambini che malauguratamente si imbattono in loro. Di seguito, ecco le foto dei loro rari avvistamenti:
Il drago che prende a pizze un cane:
Altro grande mistero del Sacro Bosco: quale affronto avrà mai subito il drago per essere così infuriato da malmenare il povero cane? Notare l'espressione allucinata del drago, con gli occhi fuori dalle orbite e le fauci spalancate che pare che voglia staccargli la testa a mozzichi, al cane. C'è chi azzarda che il motivo del loro litigio sia dovuto ad una contesa per una notte di fuoco con i mostri Robb e XieZhi.
La casa pendente:
Il nome dice già tutto. Entrando all'interno si prova una singolare sensazione di disorientamento e perdita dell'equilibrio. Nella rarissima foto sottostante si possono notare i mostri Robb e XieZhi affacciati alla finestra, forse a fumare una sigaretta in seguito ad un amplesso. Pare che la casa sia il loro rifugio nei giorni piovosi, ma è ancora da verificare.
L'orco:
Spaventoso volto di un mostro con la bocca spalancata che sembra l'antro dell'inferno. In realtà, come si può vedere dalla foto scattata per caso da un visitatore, si tratta di uno dei rifugi dei mostri Robb e XieZhi. Il visitatore che ha scattato la foto ha affermato di aver sentito in seguito gemiti e latrati da far venire la pelle d'oca provenienti dall'interno dell'orco.
Queste sono solo alcune delle meraviglie che popolano il Sacro Bosco, che oggi è meta di visitatori provenienti da tutto il mondo, soprattutto gay, perché se in un giorno ho beccato almeno due coppie omo oltre a me e a Robb, o è una coincidenza, o Bomarzo è il paese più friendly d'Italia e io non lo sapevo. Che poi, con tutte quelle statue di orsi, e con la didascalia della mappa del parco che dice "un labirinto di simboli dove dame e paladini potessero andare in cerca di ciò che più desiderassero e vagare fino a smarrirsi", a pensarci meglio, la cosa non mi stupisce più di tanto...
28.8.11
Rapporti gay: parla l'esperto
"I rapporti tra maschi sono più violenti, veramente crudi. Credo che quella che la Bibbia definisce come sodomia difficilmente può essere amorevole nelle intenzioni, ma certamente è sempre un'azione tecnicamente violenta. Il più forte, il più adulto, il più importante abusa del più debole. Nel rapporto con una donna, anche con una prostituta, non c'è solo sesso e possesso, ma anche la volontà di dare affetto. Non è un caso che un cliente abituale di prostitute tendenzialmente torni dalla stessa. Quando un uomo possiede un altro uomo l'atto è più violento rispetto a un uomo che possiede una donna."
Parole di Giancarlo Lehner, PdL, la stessa anima pia che aveva proposto la castrazione chimica per gli immigrati clandestini.
Ora, ci possono essere solo tre motivi per cui una persona può dire una cosa del genere:
1. Per evidenza scientifica: ha osservato con perizia e accuratezza l'accoppiamento dei gay (maschi, perché Lehner delle lesbiche non parla...) del pianeta, raccogliendo dati e prove inconfutabili e giungendo a queste conclusioni.
2. Per odio: è una persona malvagia che parla sapendo di dire bugie e cattiverie e di ferire l'orgoglio e la dignità di milioni di persone.
2. Per odio: è una persona malvagia che parla sapendo di dire bugie e cattiverie e di ferire l'orgoglio e la dignità di milioni di persone.
3. Per esperienza personale: l'ha preso al culo solo da persone violente.
Non so quale sia il caso del signor Lehner, anche se escluderei sicuramente il primo.
Mi chiedo solo per quanto io debba ancora sentire tutti i giorni simili vaneggiamenti da parte di gente capace solo ad aprire bocca e sputare merda, e quanto tempo dovrà passare prima che qualcuno prenda una posizione seria ed ufficiale contro teste di cazzo del genere, anche se tremo al pensiero di sentire la risposta.
Mi chiedo solo per quanto io debba ancora sentire tutti i giorni simili vaneggiamenti da parte di gente capace solo ad aprire bocca e sputare merda, e quanto tempo dovrà passare prima che qualcuno prenda una posizione seria ed ufficiale contro teste di cazzo del genere, anche se tremo al pensiero di sentire la risposta.
25.8.11
Kung Fu Panda 2: la recensione
Eccomi qui a parlare del film designato a lanciare la stagione cinematografia autunnale in Italia, con frotte di ragazzini veri e ragazzini cresciuti a riempire le sale per sbellicarsi come dementi per le avventure di Po, il panda scemo protagonista di Kung fu Panda 2, da ieri nei cinema italiani.
E dal momento che io l'ho già visto, perché F. a vedere i film ci va il primissimo giorno con tanto di prenotazione, parto subito con la mia recensione:
Kung fu Panda è tutto ambientato in Cina, con personaggi cinesi e scenari cinesi e mille mila richiami alla Cina in ogni singola scena e quindi è bellissimo punto.
Fine della recensione.
No, no, andiamo con calma, non facciamoci prendere dall'entusiasmo, e cerchiamo di fare una recensione come si deve, senza farsi influenzare dal fatto che sono un sinologo/filo e amo la Cina e tutte le volte che sento dire Cina ho un brivido lungo la schiena. Anzi facciamo così, le osservazioni da patito della Cina le faccio subito, così poi posso procedere senza interferenze:
- Il codino: ho notato che un sacco di personaggi hanno il tipico codino, quello dell'immagine classica del cinese con il baffetto e il cappello a punta. Ora, dovete sapere che il codino, durante l'ultima dinastia cinese, la dinastia Qing (1636-1912), era un simbolo discriminatorio verso i cinesi, dal momento che i governanti erano mancesi e costringevano i cinesi veri e propri a portarlo, e tagliarlo era reato. Quindi forse è il caso che rivediamo un po' la nostra iconografia in fatto di Cina... (F., se mai leggessi questo post, era questa la cosa che ti volevo dire e che tu non mi hai fatto dire, e che a Robb invece ho detto lo stesso!)
- C'è un punto in cui il papà-oca di Po gli dice "il mio Xiao Po", che sarebbe "il mio piccolo Po", pronunciando la prima parola "csiao". Ora non so com'è la versione originale, e non dico che per doppiare un cartone animato devi imparare il cinese, ma dato che comunque non ci capisce niente nessuno lo stesso, per lo meno accertati di riprodurre qualcosa che assomigli vagamente al cinese: il suono "cs" semplicemente non esiste. Sarebbe bastato un più semplice "siao". Ma vabbè, particolari di cui mi accorgo solo io e altri quattro gatti in croce.
Giuro che ho finito, passiamo alla recensione vera e propria. Prima di iniziare, un avvertimento:
***Questo post contiene una cifra di spoiler, e dato che sicuramente lo andrete tutti a vedere se non volete rovinarvi il film smettete di leggere***
Dicevamo, Kung fu Panda 2: a parte il delirio di poco fa, dall'introduzione già si intuisce la mia opinione generale sul film, che poi si estende a tutta la produzione Dreamworks in generale, a parte poche eccezioni (vedi Dragon Trainer): niente di più e niente di meno che film mediocri, che attirano le masse al cinema con una grafica da urlo e un umorismo grossolano, demenziale e a tratti volgare, e questo film non fa eccezione.
Iniziamo subito da Po, il personaggio più irritante della storia del cinema dopo Jar Jar Binks, con la differenza che questo non era protagonista: un inetto, un imbecille, stupido, volgare e fuori luogo, l'apoteosi dello stereotipo americano in cui anche l'essere più inutile del mondo può diventare un eroe, solo che prima cosa qui stiamo parlando di Kung-fu, diamine, mica dell'arte di scureggiare con le ascelle, e poi Po è talmente inutile che ti fa venire i tic nervosi, tranne che poi alla fine inspiegabilmente è il più forte e il più bravo e spacca il culo a tutti (che poi lo stereotipo americano in un film ambientato in Cina ci sta come i cavoli a merenda...).
Odioso.
Che poi tutto sommato nel primo film ci stava pure, dato che era tutto basato sul concetto "non c'è nessun ingrediente segreto, ognuno è speciale se ci crede" che è un po' la morale trita e ritrita di decenni di cinema americano, ma ok, era ben inserita nella trama.
In questo secondo capitolo non si capisce proprio da dove viene questa specialità: addirittura in cinque secondi e mezzo raggiunge la pace interiore, cosa che i grandi maestri ci mettono anni a conquistare, se ci arrivano. Forse perché il suo cervello è talmente vuoto che gli ci vuole poco, ma fossi stato il maestro Shifu avrei detto "no vabbé, appendo il bastone al chiodo e tanti saluti, una vita sprecata". E poi non si spiega come per 3/4 di film sia un inetto, rotola più che camminare, gli viene il fiatone ad alzare un dito e poi all'improvviso fa delle acrobazie che nemmeno i monaci Shaolin. Speriamo che i prossimi film diano delle risposte in questo senso.
Eh sì, perché ci saranno altri film, come lascia intuire la scena finale: d'altro canto, quella di far uscire sequel su sequel fino a che alla gente non viene la nausea al solo sentire nominare il titolo del film è una tradizione consolidata della Dreamworks. Io mi chiedo, perché? Perché dover spremere un prodotto tutto sommato valido fino allo sfinimento, rovinandolo inevitabilmente? Questa è una delle differenze sostanziali con la Pixar, che diciamolo è su tutto un altro livello e che fa film solo quando (e se) sente l'esigenza di raccontare qualcosa, sfornando immancabilmente dei capolavori (Cars escluso, ma le macchinine vendono, e vabbè). Voglio dire, guardate un Toy Story 3 e un Kung fu Panda 2 o uno dei sequel di Shrek e poi ne riparliamo. Che poi a quanto pare sono in programma anche sei dico sei seguiti di Dragon Trainer: dicevamo, come rovinare un prodotto valido... Certo che Kung fu Panda, tutto ambientato in Cina, anche se facessero 1000 sequel... No, NO! Devo farla finita, torniamo seri!
Parliamo ora di sceneggiatura, e ricolleghiamoci al tema precedente, ossia all'odiosità di Po: questo panda obeso ha la capacità straordinaria di rovinare con le sue battute dementi tutte le scene di maggior impatto. Mammamia che nervoso! Va bene l'umorismo (che poi è sempre lo stesso: fame, pancia che brontola, obesità...), ma certe volte sarebbe consigliabile metterlo da parte, della serie "tappati quella fogna", non è che se non fai una battuta stupida ogni due minuti di film la gente perde l'interesse. O forse sì. Vabbè.
Sceneggiatura odiosa, quindi, resa ancora più odiosa dal doppiaggio italiano. Innanzitutto sparate a Fabio Volo prima che faccia in tempo a doppiare anche Kung fu Panda 3. Vi pago. Secondo poi, ma che cazzo di frasi sono "Po sta sballando", "Hai scocciato un panda" (per dire che l'hai riempito di botte) e "Peluscioso coccolo" (letterali, eh, me le sono segnate)??? Ma in Italia c'è gente che parla così? Da dove cazzo viene il traduttore? Fucilate anche lui, dopo Fabio Volo.
Ultima cosa, mancano in questo film tutte quelle perle di saggezza che davano quel tocco orientale al primo capitolo, come la celebre frase del maestro Wugui "ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono, per questo si chiama presente" (lacrimuccia). Questo film è tutto azione, combattimenti e battutacce, l'ambientazione cinese è un contorno, una cosa scenografica.
E che scene, cavolo! Beh qualcosa di positivo ce lo dovrà pur avere questo film no? A parte il fatto che è tutto ambientato in Cina e ci sono mille mila richiami e è bellissimo e... BASTA!
Dicevo, una cura grafica spettacolare, con scene e inquadrature mozzafiato (ti credo, l'ambientazione è cinese!), e un design dei personaggi davvero azzeccato. E' bellissimo vedere come i movimenti e il modo di combattere di ognuno di loro sia perfettamente adattato al tipo di animale, e diciamocelo il pavone ha vinto, molto meglio del cattivo del primo film. Senza contare che la scena in animazione tradizionale e la scena iniziale che richiama il teatro di marionette tradizionale valgono da sole tutto il film.
Quindi, ricapitolando, dato che mi sono dilungato più del previsto, questo Kung fu Panda 2 è un film Dreamworks in tutto e per tutto, senza infamia e senza lode, con tutti i difetti e meno pregi del suo predecessore, rispetto al quale non aggiunge praticamente niente, solo tanta azione e tanto umorismo terra terra. In poche parole, piacevole per passare due ore ma finisce qui. Con la differenza, rispetto agli altri film, che è tutto ambientato in Cina, con personaggi cinesi e scenari cinesi e mille mila richiami alla Cina in ogni singola scena e quindi è bellissimo punto e fine.
E dal momento che io l'ho già visto, perché F. a vedere i film ci va il primissimo giorno con tanto di prenotazione, parto subito con la mia recensione:
Kung fu Panda è tutto ambientato in Cina, con personaggi cinesi e scenari cinesi e mille mila richiami alla Cina in ogni singola scena e quindi è bellissimo punto.
Fine della recensione.
No, no, andiamo con calma, non facciamoci prendere dall'entusiasmo, e cerchiamo di fare una recensione come si deve, senza farsi influenzare dal fatto che sono un sinologo/filo e amo la Cina e tutte le volte che sento dire Cina ho un brivido lungo la schiena. Anzi facciamo così, le osservazioni da patito della Cina le faccio subito, così poi posso procedere senza interferenze:
- Il codino: ho notato che un sacco di personaggi hanno il tipico codino, quello dell'immagine classica del cinese con il baffetto e il cappello a punta. Ora, dovete sapere che il codino, durante l'ultima dinastia cinese, la dinastia Qing (1636-1912), era un simbolo discriminatorio verso i cinesi, dal momento che i governanti erano mancesi e costringevano i cinesi veri e propri a portarlo, e tagliarlo era reato. Quindi forse è il caso che rivediamo un po' la nostra iconografia in fatto di Cina... (F., se mai leggessi questo post, era questa la cosa che ti volevo dire e che tu non mi hai fatto dire, e che a Robb invece ho detto lo stesso!)
- C'è un punto in cui il papà-oca di Po gli dice "il mio Xiao Po", che sarebbe "il mio piccolo Po", pronunciando la prima parola "csiao". Ora non so com'è la versione originale, e non dico che per doppiare un cartone animato devi imparare il cinese, ma dato che comunque non ci capisce niente nessuno lo stesso, per lo meno accertati di riprodurre qualcosa che assomigli vagamente al cinese: il suono "cs" semplicemente non esiste. Sarebbe bastato un più semplice "siao". Ma vabbè, particolari di cui mi accorgo solo io e altri quattro gatti in croce.
Giuro che ho finito, passiamo alla recensione vera e propria. Prima di iniziare, un avvertimento:
***Questo post contiene una cifra di spoiler, e dato che sicuramente lo andrete tutti a vedere se non volete rovinarvi il film smettete di leggere***
Dicevamo, Kung fu Panda 2: a parte il delirio di poco fa, dall'introduzione già si intuisce la mia opinione generale sul film, che poi si estende a tutta la produzione Dreamworks in generale, a parte poche eccezioni (vedi Dragon Trainer): niente di più e niente di meno che film mediocri, che attirano le masse al cinema con una grafica da urlo e un umorismo grossolano, demenziale e a tratti volgare, e questo film non fa eccezione.
Iniziamo subito da Po, il personaggio più irritante della storia del cinema dopo Jar Jar Binks, con la differenza che questo non era protagonista: un inetto, un imbecille, stupido, volgare e fuori luogo, l'apoteosi dello stereotipo americano in cui anche l'essere più inutile del mondo può diventare un eroe, solo che prima cosa qui stiamo parlando di Kung-fu, diamine, mica dell'arte di scureggiare con le ascelle, e poi Po è talmente inutile che ti fa venire i tic nervosi, tranne che poi alla fine inspiegabilmente è il più forte e il più bravo e spacca il culo a tutti (che poi lo stereotipo americano in un film ambientato in Cina ci sta come i cavoli a merenda...).
Odioso.
Che poi tutto sommato nel primo film ci stava pure, dato che era tutto basato sul concetto "non c'è nessun ingrediente segreto, ognuno è speciale se ci crede" che è un po' la morale trita e ritrita di decenni di cinema americano, ma ok, era ben inserita nella trama.
In questo secondo capitolo non si capisce proprio da dove viene questa specialità: addirittura in cinque secondi e mezzo raggiunge la pace interiore, cosa che i grandi maestri ci mettono anni a conquistare, se ci arrivano. Forse perché il suo cervello è talmente vuoto che gli ci vuole poco, ma fossi stato il maestro Shifu avrei detto "no vabbé, appendo il bastone al chiodo e tanti saluti, una vita sprecata". E poi non si spiega come per 3/4 di film sia un inetto, rotola più che camminare, gli viene il fiatone ad alzare un dito e poi all'improvviso fa delle acrobazie che nemmeno i monaci Shaolin. Speriamo che i prossimi film diano delle risposte in questo senso.
Parliamo ora di sceneggiatura, e ricolleghiamoci al tema precedente, ossia all'odiosità di Po: questo panda obeso ha la capacità straordinaria di rovinare con le sue battute dementi tutte le scene di maggior impatto. Mammamia che nervoso! Va bene l'umorismo (che poi è sempre lo stesso: fame, pancia che brontola, obesità...), ma certe volte sarebbe consigliabile metterlo da parte, della serie "tappati quella fogna", non è che se non fai una battuta stupida ogni due minuti di film la gente perde l'interesse. O forse sì. Vabbè.
Ultima cosa, mancano in questo film tutte quelle perle di saggezza che davano quel tocco orientale al primo capitolo, come la celebre frase del maestro Wugui "ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono, per questo si chiama presente" (lacrimuccia). Questo film è tutto azione, combattimenti e battutacce, l'ambientazione cinese è un contorno, una cosa scenografica.
E che scene, cavolo! Beh qualcosa di positivo ce lo dovrà pur avere questo film no? A parte il fatto che è tutto ambientato in Cina e ci sono mille mila richiami e è bellissimo e... BASTA!
Dicevo, una cura grafica spettacolare, con scene e inquadrature mozzafiato (ti credo, l'ambientazione è cinese!), e un design dei personaggi davvero azzeccato. E' bellissimo vedere come i movimenti e il modo di combattere di ognuno di loro sia perfettamente adattato al tipo di animale, e diciamocelo il pavone ha vinto, molto meglio del cattivo del primo film. Senza contare che la scena in animazione tradizionale e la scena iniziale che richiama il teatro di marionette tradizionale valgono da sole tutto il film.
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